Gli Italiani poco soggetti all’infarto. E i varesini lo confermeranno
Università – È bustocco il professore alla guida del pool di ricercatori che ha redatto la prima carta italiana sull'infarto del miocardio. Si tratta di Marco Ferrario, docente dell'Insubria e primario all'ospedale di Circolo
Bustocco di nascita, primario dal novembre scorso dell’Unità operativa di Medicina del Lavoro all’ospedale di Circolo, in questi giorni il suo nome è balzato agli onori della cronaca per i risultati scientifici ottenuti. Marco Ferrario (nella foto) ha infatti diretto i lavori di un pool di scienziati che ha prodotto la prima carta del rischio italiana sull’infarto. Si tratta di una serie di domande da cui è possibile calcolare automaticamente la propria predisposizione al rischio nell’arco dei successivi 5 o 10 anni. Lo strumento è stato voluto dall’Istituto superiore della Sanità per avere una fotografia reale della predisposizione degli italiani all’infarto, senza dover “aggiustare” statistiche ritagliate su altre popolazioni. Gli italiani, infatti, sono risultati tra i meno esposti al rischio a livello europeo. E ancor più, le donne non fumatrici ne sono quasi immuni.
Il professor Ferrario, associato del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Universtà dell’Insubria, per tre anni ha coordinato lo studio e l’analisi di dati raccolti nell’arco di un ventennio su un campione di 17 mila uomini e 22 mila donne.
«Sono stato chiamato dall’Istituto Superiore di Sanità – spiega Ferrario – perché sono tra i pochi con competenze anche statistiche, ma soprattutto perché avevo fatto parte del maggior progetto a livello mondiale nel campo dell’epidemiologia cardiovascolare su incarico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità».
L’importante risultato avrà ricadute anche per il nostro territorio: «Entro sei mesi – prosegue lo studioso – la carta dei rischi avrà un ulteriore sviluppo. Verrà applicata sul personale sanitario degli ospedali di Varese, Busto, Monza e Vimercate. La nostra intenzione è quella di definire una tipizzazione della situazione italiana in termini statistici. Fino ad oggi ogni previsione avviene su modelli americani o nordeuropei. Le ricadute saranno importantissime sia a livello economico, per individuare strategie di prevenzione, sia farmaceutico».
Con il sostegno dell’Insubria, inoltre, il professor Ferrario vorrebbe ottenere anche il benestare dell’Unione Europea per avviare una ricerca di tipo genetico: «Nello studio delle malattie cardiovascolari ancora oggi si ignora quale ruolo svolga la genetica. Vorremmo colmare quella lacuna». Un impegno notevole che, però, non sembra spaventare il professor Ferrario, ormai avezzo a simili “avventure” scientifiche: «Spero che in questo lavoro, se partirà, potrò contare anche sul pieno appoggio dell’azienda ospedaliera. Sono un “recente” acquisto e ancora ho qualche difficoltà a rapportarmi con le due anime presenti».
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