Sfuggire alla guerra e partorire in strada. Storia di Tresor

Il piccolo è venuto al mondo nel piazzale dell'ospedale. La sua vita è iniziata lì, quella della sua famiglia in Congo, da cui è fuggita a causa della guerra civile

Tresor ha tre giorni di vita e una montagna di capelli neri. È  nato nella sera di domenica 8 nel piazzale dell’ospedale di Saronno dopo una rocambolesca corsa in autoambulanza da Caronno Pertusella. La sua storia inizia in quel piazzale dove è venuto al mondo sotto gli occhi stupiti di quanti si trovavano a passare. Sotto quelli dei volontari del soccorso e del team allertato dalla grande fretta del nuovo nato. «Quando sono arrivata qui, i volontari che prima mi dicevano di spingere, mi hanno detto: si fermi si fermi altrimenti non arriviamo in reparto» racconta ridendo Eveline, la madre poco più che ventenne.
Se la storia del piccolo è iniziata lì, quella della sua famiglia, di breve, ha solo l’età anagrafica dei genitori. Per tutto il resto è una vita intensa e colma di brutte esperienze che li ha fatti crescere in fretta. Sono arrivati dal Congo (ex Zaire) un anno fa, dopo essere fuggiti a causa della guerra civile. In Italia si sono rifugiati in una casa di accoglienza. 
È passato del tempo e il ricordo di quella drammatica fuga è mitigato solo dalla gioia di questo neonato, che è il loro terzo figlio. Lei si chiama Eveline Nyota e ha appena ventuno anni. Lui ha trentatre anni e si chiama Erick Mafumbula. Hanno altri due figli, Junior, che ha due anni e vive qui con loro. 
Il primogenito invece, nato nel 1996, è rimasto in Congo e di lui i genitori non hanno saputo più nulla. Ed  è questo che gli fa dire «siamo contenti che nostro figlio sia nato in Italia». 
Oggi, mercoledì  11, hanno lasciato l’ospedale di Saronno per ritornare nel centro di accoglienza per rifugiati politici. Qui sono in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati. 
«In Congo ho lavorato prima in banca poi nell’amministrazione di una cooperativa di agricoltori» racconta Erick. Originari di Kisangani, sono fuggiti da qui esattamente il 15 maggio dell’anno scorso. «Quel giorno i ribelli hanno ucciso centinaia di persone – continua Erick – cercavano me e hanno usato violenze contro mia moglie, poi mi hanno rinchiuso in carcere e sono riuscito a fuggire». Ma la situazione fuori è drammatica e una volta a casa  la coppia decide di fuggire. Manca il figlio più grande, ma cercarlo è troppo pericoloso. Sono costretti ad andarsene senza avere nessuna notizia sulla sua sorte. 

Da lì a poco si imbarcano su una nave viaggiando attraverso il Mediterraneo per quindici faticosi giorni. Una volta approdati, le forze dell’ordine li indirizzano nella casa di accoglienza per asilanti di Caronno Pertusella. Qui, come a Somma Lombardo e Varese, ci sono infatti le uniche case di accoglienza per i rifugiati in provincia. 
Ora aspettano i documenti. «Siamo scappati per evitare la tragedia del nostro paese, per salvarci, aspettiamo di potere lavorare e di potere costruire una vita qui».
Adesso c’è anche Tresor, che la vita l’ha conquistata in un piazzale di ospedale. Oggi Eveline e Erick sono raggianti, anche se i loro parenti non sanno nulla della nascita del piccolo. Di molti di loro infatti non hanno più notizia, così come del primogenito. Ma ora hanno la speranza di vivere in pace e non vedono l’ora di poterlo fare. 


 

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Pubblicato il 11 Giugno 2003
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