«Il Comune non vuole case popolari e seicento persone aspettano»
La denuncia di Cgil, Cils e Uil e del sindacato degli inquilini
«Sono più di dieci anni che il Comune non predispone aree per la costruzione di alloggi di edilizia popolare. A questo punto vogliamo andare a fondo della questione e capire perché la giunta Fumagalli fa promesse che puntualmente disattende».
Cgil, Cisl e Uil con il sindacato degli inquilini, Sunia e Sicet, si fanno portavoce di quelle seicento persone in lista d’attesa, che da anni “stanno sulla porta” di una casa popolare aspettando che si liberi. Ma l’attesa può essere lunga, a volte lunghissima e l’unica soluzione possibile è la costruzione di nuovi alloggi.
«Ma l’Amministrazione comunale non si muove, pur avendo in più di un’occasione sostenuto che l’impegno e la volontà di risolvere l’emergenza casa siano prioritarie. A questo punto, – spiega Gian Marco Martignoni della segreteria provinciale della Cgil – abbiamo deciso di appoggiare l’Aler in questo difficile trattativa con il comune di Varese».
Le ragioni di questo immobilismo, secondo Sandra Fragassi della Cisl, sono riconducibili alla linea politica della giunta Fumagalli: «Questa amministrazione non ha mai fatto mistero di non amare molto gli extracomunitari e ha più volte lasciato intendere che le case dell’Aler dovrebbero essere destinate solo ai varesini. Un discorso inaccettabile. E intanto che il Comune riflette, la città perde i treni. La regione Lombardia, spiega ancora Sandra Fragassi, aveva messo a disposizione dei finanziamenti per progetti di edilizia popolare: Varese, non avendo aree a disposizione, non ha presentato nulla, Busto Arsizio e Gallarate hanno invece programmato interventi molto interessanti».
Ultimo aspetto ancora da chiarire, dice Ezio Mostoni del sindacato inquilini della Cisl Sicet, riguarda il fatto che alcuni terreni che stavano per essere ceduti all’Aler sono stati messi all’asta: «E’ chiaro che l’Aler non possa competere a suon di miliardi con privati o altri enti e che se, questo dovesse accadere, si troverà costretta a ritirarsi. E ancora una volta non se ne farà nulla».
Il Comune respinge ogni accusa: «Non è vero che non ci stiamo interessando alla questione – dice l’assessore Fabio Fidanza che si occupa dell’attività tecnica amministrativa relativa all’edilizia pubblica – Stiamo individuando aree e programmando interventi». Pare, quindi, sia solo questione di tempo. E di pazienza, quella che forse quelle seicento persone non hanno più intenzione di portare.
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