La sofferenza? Aiuta a crescere. Parola di filosofo
Incontro di alto livello all’Università dell’Insubria con il grande filosofo Giovanni Reale. In un convegno dal titolo "Scuola, educazione e cultura"
Incontro di alto livello all’Università dell’Insubria con il grande filosofo Giovanni Reale. In un convegno dal titolo "Scuola, educazione e cultura" alla presenza di Monsignor Maffi, il filosofo ha parlato del declino della scuola nella società moderna e della crisi d’identità che caratterizza questa fase della storia europea.
Giovanni Reale invita ad un ritorno all’umanesimo ed esorta ad una collocazione più adeguata della tecnologia, che oggi viene spesso confusa con i contenuti. L’informatica, Internet, la multimedialità, per il filosofo sono strumenti straordinari, ma tali rimangono. Mostra con soddisfazione il suo hard disk portatile: «Qui dentro ci sono 5 mila pagine del mio ultimo lavoro, ma senza cinquant’anni di studio e di esperienza filosofica, nonostante la tecnologia, non avrei potuto scriverlo».
La sofferenza è per Giovanni Reale un’esperienza fondamentale per la crescita, perché tempra la volontà dell’individuo e ne sviluppa la sensibilità. Cita in proposito il grande filosofo Hans-Georg Gadamer , colpito in giovane età da poliomielite.
La memoria storica e le radici culturali oggi tendono a essere annullate, perché nell’era della tv e dei computer il presente si riduce al momentaneo e tutto scivola via senza lasciare tracce. Di conseguenza i ragazzi sono privi di senso analitico, colgono le cose solo in senso generale e spesso superficiale, perché tutto si consuma nell’istante in cui viene consumato. Infine la cosa più preoccupante, i giovani sono privi d’identità e di conseguenza hanno serie difficoltà a riconoscere l’alterità.
Per invertire questa tendenza, che porta inesorabilmente al declino intellettuale e civile della società, la scuola dovrebbe mutare profondamente la metodologia d’insegnamento. «Gli insegnanti dovrebbero stimolare lo spirito critico degli studenti – afferma il filosofo – facendoli appassionare agli argomenti trattati. Il problema è che la maggior parte dei professori sono i primi a non credere in quello che insegnano, perché figli della cultura nichilista del ’68».
Per quanto riguarda l’altro tema della serata, l’Europa, Reale mette in guardia dal guardare ciecamente al futuro senza tener conto delle radici. La fiducia assoluta nella scienza rischia di far perdere identità culturale ai popoli, perché la scienza è universale ed universalizzante. Per anni si è pensato che la scienza, perché portatrice di principi oggettivi e dimostrabili, potesse risolvere tutti i problemi dell’uomo, si è creduto che la scienza fosse la panacea di tutti i mali. Ora invece ci si sta piano piano accorgendo che la scienza risolve solo i "problemi tecnici" dell’uomo, mentre i "problemi di fondo" possono essere affrontati solo dalla filosofia: «La scienza dà un apporto straordinario nell’organizzazione della vita, ma non potrà mai dirmi come rapportarmi con le persone, come imparare a vivere assieme agli altri».
Per non cadere nel dominio assoluto della scienza, per fare in modo che tecnologie come la televisione o il computer rimangano ancelle e non diventino padroni dell’uomo, Reale pensa che sia necessario contrapporre una rivoluzione spirituale alla rivoluzione scientifica. Bisogna riappropriarsi di cose semplici ma dal grande valore, come la parola, la curiosità nei confronti delle cose, la capacità e la voglia di soffrire per raggiungere un obiettivo.
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