Così a Varese l’«economia parallela dello sfruttamento»
La reazione del sindacato all’ennesimo caso di caporalato. «In arrivo il testo unico, c’è il rischio della depenalizzazione»

Un fenomeno trasversale, che parla diverse lingue, e che colpisce sempre i più deboli. E’ il caporalato, piaga sommersa del lavoro che non risparmia nessuna provincia, in particolare quella di Varese, famelica di manodopera a basso costo. A frane le spese, sempre più spesso chi ha meno diritti, gli immigrati. Un giro d’affari importante che non riguarda, tra i caporali – gli sfruttatori – solo gli immigrati, ma anche e soprattutto imprenditori italiani senza scrupoli.
«Un fenomeno che vede come vittime soprattutto chi arriva nel nostro paese per lavorare – spiega Flavio Nossa della segreteria provinciale della Cgil – , e fiorisce là dove il sistema degli appalti e dei subappalti cerca di spuntare i prezzi più bassi per la realizzazione di opere o servizi. Si tratta di un fenomeno tipico del settore edile ma non solo e che costituisce una vera e propria economia parallela dedita allo sfruttamento».
I dati in provincia di Varese parlano di fenomeno in aumento. «Nello scorso anno abbiamo avuto 79 casi di immigrati irregolari che hanno denunciato il loro datore di lavoro e hanno beneficiato dell’articolo 18 della Legge Turco Napolitano – spiega Nossa . Settantanove casi di persone che hanno denunciato di essere “vittime di tratta”: un dato che deve far pensare a quanti siano i casi dove il lavoro nero sottopagato vada a braccetto col problema dell’immigrazione clandestina».
Esistono soluzioni? «E’ necessario da parte di tutti una maggiore attenzione verso questo problema – afferma Simona Ghiraldi segretaria della Cgil Fillea, la categoria degli edili. Lo scorso 25 settembre partecipammo alle iniziative dell’associazione “Libera”, la carovana antimafia che fece tappa a Varese per parlare anche di caporalato e lavoro nero. Con noi era presente il Questore e i rappresentanti delle forze dell’ordine che stanno compiendo sforzi per contrastare questi fenomeni. Ma tutto questo non basta a sradicare questo problema. Ci spaventa l’arrivo del Testo Unico sulla regolarità. Un documento voluto dal governo che contiene norme pericolose: si va dalla depotenziamento dei servizi ispettivi dell’ispettorato del lavoro fino alla depenalizzazione dei reati collegati alla sicurezza ma anche al caporalato. Il rischio è che episodi come quello denunciato dalla Questura in questi giorni passino come semplici irregolarità e non come reati penali veri e propri»
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