«Nel carcere di Busto c’è un lager»
La CGIL manifesta presso il carcere di Busto Arsizio contro le pessime condizioni di detenzione e a difesa della dignità di detenuti e lavoratori delle carceri lombarde
Per manifestare contro una situazione pesantemente compromessa, la Cgil si è data appuntamento questa mattina alle 11,30 davanti al carcere di Busto Arsizio. Per l’occasione era presente il segretario regionale lombardo della Cgil Giuseppe Vanacore, oltre a Gian Marco Martignoni e Umberto Colombo per la segreteria provinciale varesina, mentre i consiglieri regionali Daniele Marantelli (DS) e Giovanni Martina (Rifondazione Comunista) hanno portato il sostegno della politica all’iniziativa.
«Nelle carceri lombarde i cittadini che hanno un debito da pagare con la società vivono un profondo disagio» ha detto Vanacore. «È grave in particolare la situazione sanitaria: l’accordo del ’99 tra amministrazione penitenziaria e Regione è stato ampiamente disatteso». Nel 58% delle carceri lombarde si registrano casi di tubercolosi, nel 66% la scabbia, sintomo questo di pessime condizioni igieniche. «C’è poi il fatto che non si applicano le pene alternative alla detenzione, soprattutto agli extracomunitari. Per tutti questi motivi stiamo effettuando una raccolta di firme contro questa situazione, e premiamo per l’istituzione del Garante dei Diritti dei detenuti, che avrà funzioni di intermediazione con le istituzioni». Una situazione dura, che secondo Vanacore contraddice il dettato costituzionale, volto al recupero e al reinserimento sociale del reo.
Giovanni Martina è molto duro e chiaro nel denunciare il carcere di Busto come sede di pesanti illegalità, come già detto (vedi articolo) nei mesi scorsi. «Stiamo sollecitando la Regione a migliorare la condizione dei detenuti tramite progetti quali il trasferimento dell’assistenza sanitaria alla competenza regionale, il garante dei diritti e l’impiego di educatori nelle carceri. Quanto al governo nazionale, a parole è disponibile, nei fatti no, perchè Lega e AN frappongono ostacoli e i tempi si fanno biblici». Quella di Busto è una realtà dura, esacerbata da una direzione inflessibile che rifiuta qualsiasi controllo, confronto o concessione. «La sezione protetti (per pentiti, pedofili, e carcerati che è bene non mettere a contatto con gli altri) è un vero lager all’interno del carcere. Abbiamo chiesto che questi detenuti vengano trasferiti nella sezione semiliberi di Varese, e che si chiuda questa indegna sezione del carcere bustese».
A lamentarsi non sono solo i detenuti, cui i tagli finanziari stanno di fatto negando le visite mediche specialistiche, ma anche gli agenti di custodia. In Lombardia ne mancano circa mille, il 20% della forza necessaria, col risultato che i secondini sono sottoposti a tour de force massacranti. Stressati e sfruttati, gli agenti di custodia non sono certo nella disposizione d’animo migliore, e questo alimenta conflitti ed episodi di violenza dietro le sbarre, là dove il sole è una scacchiera di luce sul pavimento.
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