In 240 rientrano dalle Maldive: racconti angoscianti
Chi era in spiaggia e ha visto arrivare l'onda, chi si è visto crollare addosso il bungalow: tutti hanno visto la morte in faccia
Finalmente a casa. Non deve esser sembrato vero ai 240 italiani, fra cui una ventina di bambini, di ritorno dalle Maldive, rivedere parenti e amici che li attendevano con una certa apprensione, assediati da una vera folla di operatori e giornalisti. Alle 22,45 di lunedì sera è infatti atterrato al Terminal 2 di Malpensa il volo NO0711 della compagnia Neos partito da Male, la capitale delle Maldive.
Ad accogliere i reduci dalla spaventosa esperienza del maremoto che ha causato una strage di proporzioni bibliche lungo le coste dell’Oceano Indiano c’era anche l’assessore regionale Massimo Buscemi (foto), insieme ai volontari della "sua" Protezione Civile, tra cui gli psicologi del Servizio psicologico d’emergenza, che viene attivato in casi come questi. «Temiamo soprattutto per il dopo, quando lo shock verrà alla luce» dice la dottoressa Rita Fioravanzo. «Per ora, comuqnue, tutti sembrano aver reagito magnificamente alla grande paura. Li seguiremo anche nei prossimi giorni».
Le testimonianze dei viaggiatori di ritorno sono concordi nel descrivere la drammatica devastazione dei paradisi turistici maldiviani. Carlo, di Modena, è dei fortunati: «Io ero in barca in laguna, lontano dal mare aperto, e non ho visto nè sentito nulla, poi ad un certo momento ci siamo accorti che era accaduto qualcosa, i maldiviani, esterrefatti, scattavano foto come forsennati. Giunti a riva abbiamo trovato una devastazione incredibile, ci sono stati anche dispersi sul nostro atollo». «Siamo frastornati» aggiunge una signora, «è stato irreale come un film».
La signora Bianca Maria Casoni di Rescaldina e suo marito si sono visti piombare addosso lo tsunami mentre erano in spiaggia. «L’abbiamo guardato inebetiti, poi siamo fuggiti ad aggrapparci alle palme, e quando l’acqua si è ritirata tutto era devastato, c’era gente sui tetti dei bungalow. Il mare ruggiva come una belva durante il maremoto, più ondate sono giunte e si sono ritirate trascinando e spaccando tutto. E ora sono qui solo con costume, cospricostume e la mantellina che mi hanno dato, perchè il resto se l’è preso il mare. C’era gente ferita, e i più sutpefatti di tutti erano proprio i maldiviani, quasi tutti molto giovani, che non avevano mai visto una cosa del genere». Una ragazza concorda: «Esperienza bruttissima, l’acqua ha distrutto tutto».
Dopo l’ondata dello tsunami, è venuta anche quella degli sciacalli. «Eravamo riusciti a salvare Dio sa come cellulari e altri oggetti, e li avevamo messi da parte» racconta il signor Giuseppe Marchi da Lucca, medico, «ma qualcuno ce li ha rubati». A confermare questa storia è suo figlio Michele (foto), rimasto ferito ad un piede dal crollo di una porta a vetri. «Io me la sono cavata con sette punti di sutura al collo del piede destro. Non avevo capito subito cos’era, all’inizio, con venti centimetri d’acqua, pensavo all’onda lunga, al mare grosso, poi il disastro. Ho pensato subito a cercare gli altri ed aiutarli. I cellulari ce li hanno rubati, sì, ma chi ce l’aveva è riuscito a comunicare benissimo con casa. Abbiamo ricevuto una buona assistenza dal medico dell’isola».
Tanta paura dunque per queste persone, che hanno visto in un attimo il paradiso tramutarsi in inferno.
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