La Varese di 50 anni fa? E’ in un presepio
Angelo Comolli da 15 anni ricostruisce scorci della vecchia Varese nella rappresentazione della natività. Per tutto il periodo natalizio il suo lavoro è esposto presso la Chiesa di San Giovanni Battista di Avigno
L’arco del rosario. La terza cappella, quella della natività, con accanto l’affresco di Guttuso. E poi, proprio come una volta, i binari, il tram, le stazioni, e la funicolare che si biforca e si arrampica su per Sacro Monte e Campo dei Fiori.
Non si tratta di una fotografia, ma di uno scenario reale che il Sig. Comolli, settantanovenne, ogni anno, fa rivivere in occasione del Natale nella Chiesa di San Giovanni Battista di Avigno.
Di anno in anno il suo lavoro restituisce al visitatore scorci fedeli e suggestivi della vecchia Varese: i nuclei abitativi, i quartieri, i campi, i pascoli, le vigne. Nulla è lasciato al caso o all’immaginazione, ma tutto è ricostruito con precisione sulla base dei ricordi e delle vecchie riproduzioni: non un edificio o un sentiero in più.
Lo sfondo del Sacro Monte e dell’antica tramvia non mancano mai, ma «per il 2004, quarto centenario della costruzione del viale delle Cappelle, ho voluto concentrare la rappresentazione proprio sulla Via Sacra», racconta l’autore.
Così, dopo due mesi di lavoro, quest’anno il Sig. Comolli ha ricostruito con estrema minuzia l’arco che apre il viale delle cappelle, la statua del Mosè, le Tre Croci, l’albergo del Campo dei Fiori. Poi, per la gioia dei più anziani che la ricordano ancora funzionante, ma anche per i più piccoli, attratti dai movimenti del meccanismo, ha rimesso in funzione la vecchia tramvia.
Grazie ad un marchingegno elettronico l’ingegnoso pensionato ha ricostruito il percorso finale che alla metà degli anni ’50 permetteva ai varesini e ai turisti di raggiungere comodamente il Monte Sacro. Il mezzo, che partiva dalla Stazione delle Ferrovie dello Stato e percorreva tutto il Viale Auguggiari, saliva fino a Sant’Ambrogio e stazionava proprio nei pressi della Prima Cappella, là dove oggi c’è una pizzeria. Da qui proseguiva e terminava la sua corsa nel piazzale dove nasce il torrente Vellone. Da questa stazione, che è poi quella attualmente ripristinata, partiva la funicolare: i binari si biforcavano e si raggiungeva o Sacro Monte o Campo dei Fiori.
Il tutto è ricostruito in uno scenario inusuale e suggestivo agli occhi di chi conosce solo l’aspetto attuale del Sacro Monte. Poche case, luci rarefatte, tanto verde e forse un po’ di nostalgia per un paesaggio ampio e arioso, immagini che oggi possiamo ritrovare solo nelle foto sbiadite o nei ricordi dei nonni.
L’unica finzione concessa alla rappresentazione, l’incisione "1604-2004" posta sull’arco che, in primo piano, incornicia il presepe «a ricordodell’anniversario che cade quest’anno». Tutto il resto, il viale delle cappelle, la funicolare, una che sale, l’altra che scende, le stazioni di snodo, l’albergo, sono riprodotti con meticolosa minuzia per «far ricordare il valore che per noi cittadini avevano il Sacro Monte e la funicolare ».
Anche la Sig.ra Marisa, moglie dell’autore, ricorda la vecchia tramvia: «Era bellissima. Non si arrivava solo al Sacro Monte, ma anche a Ghirla e da qui a Luino. I binari percorrevano tutta la Valganna attraversando i boschi. Certo non si prendeva tanto spesso: era costosa! E poi, anche se noi bambini chiedevamo sempre di usare la funicolare, la mamma ci diceva di no: secondo lei era pericolosa!» Beh, non c’è che dire: i tempi sono proprio cambiati!
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