3-6+1-34-68. L’imposta sulle vincite al lotto è illegittima?

In appendice l’amore ed il culto del Bello

3-6+1-34-68. L’imposta sulle vincite al lotto  è illegittima? In appendice l’amore ed il culto del Bello.

 

Per definizione il lotto è la tassa sugli sciocchi. Ha ribadito il concetto il direttore Feltri durante una trasmissione radiofonica in cui seralmente si incrocia con Gad Lerner. Erano i tempi del 53 (36-53) e delle querelle sulla sospensione del gioco. Figuriamoci se il governo ci rinuncia. Ha già raddoppiato l’imposta sulle vincite dal 3 al 6 (3-6-10-11) per cento. Con il viatico di tali illustri “disceptatores” ci viene il dubbio sulla legittimità costituzionale di tale imposta (1-3-4 o, in alternativa, per smorfiare l’art. 134 della Costituzione: meno-90=44; -100= 34 +28= terno per Peppino 28-34/44). Già l’imposta, come sopra sottointeso, è la differenza tra il premio matematico e quanto fissato. Per l’ambata, il premio matematico è 18, al vincente si danno 11, con la riforma,  meno sei per cento (6-10-11-18). Più si va avanti, più il divario si allarga.  Ci troviamo davanti ad una doppia imposizione? Si viola l’art. 3, c.1 (1-3) della Costituzione, in quanto per gli altri redditi prodotti, l’imposta si paga una volta sola? O si tratta semplicemente dell’ aumento di un’imposta già esosa (7/18esimi), ai danni di chi meno ha? Ed ancora,  viene violato il principio della progressività delle imposte?

 

Tony Cassandra e Peppino tutteruote nuovamente protagonisti: 67-87; 47-67; 44-78.

Con la riapertura del circolo, alla fine del ciclo influenzale, si registrano il ritorno di Cassandra e di Peppinotutteruote. Rivediamo le proiezioni di Varese-news: “Sulle funzioni da investimento capogioco/a di Palermo con capogioco/a di Napoli. Su Roma capogioco/a  di Palermo e capogioco/a di Roma. Espliciteremo le accoppiate nelle conclusioni…..CONCLUSIONI:  Palermo 79-87/ Roma 67-87+47”. Il nostro Cassandra capovolge le previsioni e gioca 67-87 a Palermo: ambo secco! Tutto il circolo degli aritmetici-cabalistici, invece, ha puntato sulla ruota normanna 79-87 (azzeccando solo l’87). Peppinotutteruote scompone la terzina 47-67-87 in tre ambi secchi e colpisce due volte 47-67 e 67-87. I terni successivi vanno a vuoto. In lista ha anche 42 e 89 che fanno terno a Venezia, ma sono sesta e settima ipotesi e Peppino, dopo l’influenza, sta sulle sue. Altro input, a segno, di Varese news: “..per Peppinotutteruote terzina base 44-72-78”. Dalla scomposizione esce vincente l’ambo 44-78 (+5 al posto del 50, ma è terzina integrale del 5!!! È proprio un periodo favorevole alla  tabella elaborata dagli aritmetici-cabalistici. In quattro estrazioni consecutive 4 terni, anche se su tutte!!! Il più abbordabile tra tutti, la volta scorsa, 30-38-71!). Chiusa parentesi, riprendiamo fiato. Dicevamo che Peppino seguendo l’input di Varese news si è cimentato sulla terzina base 44-72-78, ma ha colpito soltanto con un ambo su tutte. In definitiva porta a casa ancora 45 euro netti – se ce ne fosse stato bisogno! Qualcosa da dire? L’IncontentabilEvaristo sostiene che è la seconda volta che Peppino perde la bussola. Osservate il titoletto di questo paragrafo 67-87…44 ecco il terno mancato!! Peppino è uomo di esigenze contenute e non ci fa caso. Forse per questo è uno dei pochi che al lotto ha vinto qualcosa.

CONCLUSIONI: E’ l’ora degli ambi di Dante, da scegliere tra Bari (4-76/85+40-58)  Cagliari 38-54/86+58-68-88; Milano 27-51/72-53; Palermo 70-73; Roma 32-72/73-88; Vito propone: Palermo 80-88/89-70-90-1; Milano 1-4-58-85-88; Beppe propone Bari e Venezia 58-68-88+60-61-80-86. Alternativa 58-59-68+53-34-44; Stop. Per Peppino 32-72-88; 12-62-70; 38-54-86. Per gli altri 1-3-4 (Palermo e tutte).

Il vostro Oracolo di Delfi

 

Appendice 1 (18-85+90-63-78-50)

Mi è stato chiesto di dare contezza intorno al giudizio di Guy de Maupassant, circa il teatro antico di Taormina. Mi accingo dunque ad aprire il volume della cui pubblicazione  può ben vantarsi la Sellerio Editore di Palermo, che da anni  ci propone testi di qualità. La Sicilia è tratto da “La vie Errante” (1890; 18-90) sul viaggio di Guy de Maupassant (1850-1893; 18-50-63+39-27), in Italia e Africa. Il diario sulla Sicilia è del 1885 (120 anni fa, 12-18-20-25-85). L’introduzione, vera poesia in prosa, a cura di Gesualdo Bufalino è di straordinaria intensa provocatorietà.

 

Appendice 2 (18-50-85+63-90). Dal diario di Guy de Maupassant.

“ Se un uomo dovesse passare un solo giorno in Sicilia e domandasse: “Cosa bisogna visitare?”, risponderei senza esitazione: “Taormina”. E’ nient’altro che un paesaggio, ma un paesaggio in cui si trova  tutto ciò che sulla terra sembra fatto per sedurre gli occhi, la mente e l’immaginazione. Il villaggio è aggrappato ad una grande montagna come se fosse rotolato giù dalla cima; noi lo attraversiamo appena, benché vi siano alcuni bei resti del passato, e andiamo al teatro greco a vedere il tramonto. Ho già detto, parlando del teatro di Segesta, che i Greci sapevano scegliere, da decoratori incomparabili, il luogo ideale in cui costruire il teatro, il punto ideale per la felicità del senso artistico. Quello di Taormina è così meravigliosamente situato che certo non esiste nel mondo intero un altro posto paragonabile. All’interno, visitato il palcoscenico, l’unico che sia pervenuto a noi in buono stato di conservazione, si salgono le gradinate scoscese e ricoperte d’erba, una volta destinate al pubblico, che potevano ospitare 35.000 spettatori, e da lì si guarda.

Si vedono dapprima le rovine, tristi, superbe, ove rimangono in piedi, ancora tutte bianche, deliziose colonne di candido marmo sormontate dai capitelli; poi oltre le mura, si scorge al disotto il mare a perdita d’occhio, la riva che si perde nell’orizzonte, punteggiata da rocce enormi, fiancheggiata da sabbie dorate e popolata di bianchi villaggi, a destra, al di sopra di ogni altra cosa, sovrastando con la sua mole metà del cielo, l’Etna coperto di neve, che fuma, laggiù. Dove sono mai i popoli che saprebbero oggi fare cose simili? Dove sono gli uomini capaci di costruire per il piacere della gente edifici come questi? Quegli uomini quelli di una volta, avevano anima ed occhi diversi dai nostri; nelle loro vene, con il sangue, scorreva qualcosa di ormai scomparso: l’amore ed il culto del Bello.”

 

Appendice 3 Il viaggio in Sicilia ovvero Alla ricerca del Vello d’Oro.

 

“Il paese conosci ove fragranti ardon fra cupe foglie arance d’oro?”canta Mignon nel Wilhelm Meister di Goethe. E pensa all’Italia come a un fiabesco Eldorado, a un giardino edenico di primavera perenne. All’Italia, ma soprattutto alla Sicilia. Poiché per chi vive all’ombra di una guglia gotica o davanti a un livido mare anseatico, il cuore, quasi il blasone della remota Sicilia è un’arancia rossa. Un frutto questo, nel cui colore di sole, sia che traspaia fra le verdi tenebre  d’una chioma d’albero, sia che spicchi contro lo sfondo grigioferro d’una corda di lava rappresa, sembra esprimersi visibilmente l’emblema d’un dissidio che ci è proprio: fra le magnificenze del cielo e le tentazioni del buio, fra le energiche linfe dell’esistenza e un presagio di catastrofe, nascosto negli anfratti del sottosuolo. E’ una terra, la nostra, dove vita e morte attingono insieme e subito il culmine; una terra iperbolica, che coniuga imparzialmente la pompa con lo squallore l’urlo con il silenzio sotto un sole che non tramonta. Sta qui forse in questa fertile disuguaglianza, in questo ossimoro ininterrotto, il segreto dell’attrattiva che l’isola ha esercitato nel corso dei secoli sull’inconscio collettivo dell’Occidente…… Non era stato il primo, Maupassant, fra gli spiriti colti d’Europa a venire quaggiù fra zolfi e carrubi, pece saracena e splendore greco, argonauta alla ricerca d’una barbara felicità…Non era stato il primo, non fu l’ultimo. Lui stesso, all’ Hotel des Palmes, vuol vedere l’appartamento occupato da Wagner tre anni prima e ne insegue la presenza nel persistente sentore di una essenza di rose dentro un armadio vuoto di biancheria …..Ma tanti altri nomi sarebbe facile mettere in fila, dagli antichi Ibn Giubair ed Edrisi ai moderni Renan, Wilde, Gide, Klee, Lawrence, Berenson, Peyrefitte…Sedotti tutti dal canto delle sirene del sud. Il più grande di loro, Goethe, non per nulla scrisse che la Sicilia era la chiave d’Europa…Terra che malgrado tutto, non v’è nessuno che non l’abbia eletta una volta seconda madre e patria dell’anima sperimentando, anche al di là del diritto di nascita, il difficile lusso d’esser siciliani.” G. Bufalino

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Pubblicato il 19 Febbraio 2005
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