La vecchia riva di Cazzago

Lo storico Amerigo Giorgetti riflette sulla vocazione del Lago di Varese

Oggi la risistemazione del “Lago di Piazza” è al centro della cronaca di cui è in cerca la stampa locale. Era meglio prima… Sarà meglio dopo… Così non si poteva andare avanti…

Tutti discorsi già sentiti, che durano una stagione; poi il lago la farà ancora una volta da padrone, sulle migliori intenzioni dei rivieraschi.

Mi giova quindi esaminare le cose un po’ a distanza, come in genere fanno gli storici, molto restii ad entrare nel vivo dell’attualità; e nutrire i miei seri dubbi sulle potenzialità turistiche di questo tratto di riva, indipendentemente da qualsiasi trasformazione si voglia darle.

Il Lago di Piazza è un posto inospitale, senza spazio, senza clima, senza relax. C’è un gran panorama, questo sì, ma non è un gran che per un turista normale. D’estate è pieno di zanzare, d’inverno c’è una grande umidità. Non è di certo un locus amoenus, come alcuni si immaginano se lo vedono da lontano.

Con tutta questa premessa bisogna anche ricordare che è il topos della comunità  locale, il luogo simbolico in cui i Cazzaghesi si sono rispecchiati e riconosciuti, e dunque tutto fuorchè una risorsa turistica. Almeno fino a quando questa comunità ha vissuto la sua infinita aggregazione. Poi il filo si è spezzato ed ora ne parliamo come di un’area pubblica da attrezzare in qualche modo, nell’interesse o meno dei residenti.

Mi pare perciò che la grande differenza non vada ricercata nella prima e nella seconda sistemazione del lago, e in quella ancora precedente, ma nella grande mutazione che ha abolito il senso e l’uso di questa riva nel giro di pochi anni. Da luogo gravato di molteplici usi civici la riva si è trasformata in area attrezzata per il tempo libero. O meglio, ha tentato di trasformarsi, perchè non c’è ancora riuscita.

Prima i panni sporchi le donne li lavavano al lago. Ora li lavano a casa propria. Curve sui sassi non temevano di alzare le gonne più del normale, come chi si trovasse appunto a casa propria. E d’estate al sabato la gente andava a lavarsi con tanto di sapone e salvietta sulle spalle, facendosi insaponare sulla schiena dal vicino di bagno. Quanto ai pescatori, non hanno mai preteso di averci molto a che fare: loro erano padroni dei pesci. E dei barchetti, che di tanto intanto venivano abusivamente adoperati dalla ragazzaglia, che doveva affrontare in tal modo le sanguinarie ritorsioni dei loro padroni.

I ragazzi che ci stavano a mollo a pescare per interi pomeriggi erano convinti di fare un lavoro utile alla famiglia, anche se i loro salici di pesce spesso finivano in bocca al gatto.

Era dunque una riva senza privacy, come lo era tutto quanto il paese.

Il Cazzaghese arretrato spererà sempre che i turisti restino a casa loro. Per gli altri il “Lago di Piazza” è un posto che non sia più dove si trova.

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Pubblicato il 02 Marzo 2005
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