Rene vendesi, al miglior offerente

Inquietante cartello appeso ad un palo del parcheggio dell'Ospedale: dramma umano o scherzo di cattivo gusto?

«Vendesi rene. Gruppo sanguigno A positivo. Al miglior offerente». L’inquietante annuncio è apparso questa mattina appeso bene in vista ad un palo, nel parcheggio principale dell’Ospedale Galmarini di Tradate. Sul foglio, scritto a mano e protetto dalla pioggia con una cartellina di plastica, anche un numero di telefono, che sembrerebbe corrispondere ad un cellulare svizzero. Al numero, però, non risponde nessuno, o meglio non si riesce a prendere nemmeno la comunicazione: probabilmente è sbagliato, o sono state omesse delle cifre. Cosa si nasconda dietro quel messaggio, se il tragico appello di una persona disperata o uno scherzo di cattivo gusto, non siamo quindi in grado di dirlo. Di certo c’è che in Italia la compravendita di organi umani è espressamente vietata dalla legge italiana, come conferma il presidente regionale dell’Aido Leonida Pozzi: «Chi ha scritto quel cartello è un pazzo, e direi che andrebbe denunciato alla Procura della Repubblica – spiega il massimo rappresentante lombardo dell’Associazione italiana donatori di organi – non solo perché la vendita di organi è vietata, ma anche perché un appello del genere, anche se fosse vero, non ha proprio ragione di esistere, dal momento che i trapianti possono avvenire solo nelle strutture pubbliche, dato che richiedono un’organizzazione puntuale e perfetta: basti pensare che in una sala operatoria dove si opera l’espianto e il trapianto di organi ruotano non meno di 30-40 persone, tra chirurghi, anestesisti, medici trasfusionisti e altri specialisti».

Ma non solo: le prove di compatibilità tra donatore e ricevente sono moltissime e non si limitano certo alla compatibilità del gruppo sanguigno.  «Nemmeno in Svizzera – continua Pozzi – è consentita la compravendita di organi, ma esistono alcuni paesi dove questa possibilità, purtroppo, è contemplata dalla legge». Ma in ogni caso, precisa il presidente regionale dell’Aido, c’è poco da fidarsi: «Anche in Italia abbiamo avuto esperienze di trapiantati che sono andati a farsi operare in America Latina o in India, salvo portarsi a casa, insieme al rene nuovo, anche una bella infezione da HIV».
Dura e immediata la reazione dell’ospedale di Tradate. «È la prima volta che ci capita una cosa del genere e lo consideriamo solo uno scherzo di pessimo gusto  – dice la dottoressa Brunella Mazzei, direttore medico dell’ospedale tradatese – Appena saputa la notizia abbiamo provveduto a far togliere il cartello».

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Pubblicato il 11 Aprile 2005
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