Rifondazione: «Solidarietà ai lavoratori della Carlsberg»
Il segretario provinciale del Prc interviene sulla questione dei licenziamenti nell'azienda varesina
riceviamo e pubblichiamo
La comunicazione di licenziamento di un terzo dei lavoratori dello storico birrificio di Induno è l’ennesimo preoccupante segnale di una Provincia che sta andando a rotoli.
La prassi è pressochè identica: si decentrano o si esternalizzano "rami d’azienda", si promette che quella strategia aziendale non mette a rischio i posti di lavoro ma anzi rinforza l’azienda, dopo qualche mese arrivano le mobilità per "cause congiunturali".
Spieghi l’azienda, carte alla mano, quali sono queste cause congiunturali, scartando per cortesia l’ipotesi dell’undici settembre di quattro anni fa, divenuta ormai una cantilena francamente insopportabile ogni qual volta si annuncia una crisi industriale.
Noi abbiamo una Costituzione che, pur riconsocendo legittimità al capitale, attribuisce alle imprese una funzione prima di tutto sociale. Vale a dire che prima viene il lavoro come elemento fondante della nostra Repubblica, poi viene il profitto. Sappiamo che nel corso di questi ultimi anni si è verificato uno stravolgimento sostanziale della Costituzione, approdato nel tentativo in corso della sua demolizione materiale proprio per attaccare la "Repubblica democratica fondata sul lavoro".
Esattamente come tutte le forze politiche, sociali e del lavoro stanno respingendo quel tentativo di manipolazione della Costituzione, occorre respingere ogni azione che non passi dal confronto con i lavoratori al fine di valutare gli elementi di crisi che vengono annunciati ma che non si hanno mai i dati certi per poterli verificare, e senza dei quali resta sempre il sospetto che le ristrutturazioni aziendali (esternalizzazioni, mobilità ecc..) siano funzionali all’aumento, o per lo meno alla salvaguardia del profitto e non necessitate dalle "congiunture".
Così si stanno adoperando i lavoratori della Carlsberg insieme alle loro organizzazioni sindacali e hanno tutte le ragioni per indire lo sciopero.
Dal punto di vista politico resta l’allarme per una situazione disastrosa dal punto di vista industriale che la classe politica dirigente al governo del Paese e degli Enti Locali, dimostra di non saper gestire. Così si rischia il collasso, la chiusura di stabilimenti, il ridimensionamento di altri e l’assenza totale di altre prospettive di sviluppo economico e produttivo, quindi l’assenza totale di alternative occupazionali.
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