Liliana Segre, testimone della Shoah
Venerdì 20 maggio al Salone del Teatro Parrocchiale incontro testimonianza con la scrittrice sopravvissuta ai campi di sterminio
Per quasi cinquant’anni si è portata dentro la terribile esperienza dei campi di sterminio, le immagini, le parole, i volti, chiusi in un silenzio forse più doloroso delle parole. Poi Liliana Segre ha scelto di diventare testimone della Shoah. Ha iniziato a parlare della sua esperienza di adolescente rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz in decine, centinaia di incontri con i giovani, per raccontare una storia che non deve ripetersi mai più.
Una testimonianza straordinaria che venerdì 20 maggio, Liliana Segre porterà a Venegono Inferiore, in un incontro organizzato dal Comune in collaborazione con la Parrocchia, dal titolo "Ognuno di noi è una storia importante".
L’appuntamento è per le ore 21 nel Salone Teatro del Cinema Parrocchiale.
"Ci sono storie che dovremmo ascoltare perché parlano alla nostra anima. Una delle voci che non possiamo cancellare è quella di Liliana Segre (nella foto), testimone della Shoah – spiegano gli organizzatori – Venerdì saranno i giovani e i ragazzi
a condividere con lei il dolore vissuto, a riflettere sul significato che diamo alle parole “morte” e “vita”. Vogliamo proporre questa testimonianza forte a sessant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per "fare Storia", per dare spazio e tempo a quel mistero che è il dolore, per non dimenticare".
Liliana Segre abita a Milano, dove è nata e dove aveva vissuto da bambina fino al tempo del suo arresto e della sua deportazione. Era una ragazzina di 14 anni (qui in una foto giovanile)quando arrivò ad Auschwitz, dopo una lunga ed umiliante trafila nelle carceri di Varese, Como e Milano. Di quella sua esperienza, per molto tempo, non ha mai voluto parlare. Ha deciso di interrompere questo silenzio circa dieci anni fa e da allora si è resa disponibile a partecipare a decine di assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia anche a nome dei milioni di altri che l’hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla.
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