Whirlpool, braccio di ferro sui licenziamenti

Licenziamenti è questo il nodo difficile da sciogliere

Si preannuncia complesso il prossimo incontro tra azienda e sindacati sul futuro dei lavoratori della Whirlpool.
Dopo la prima tornata di incontri, che si è svolta tra il 9 e il 18 maggio e sostanzialmente destinati a rendere esplicite le reciproche posizioni, la situazione non presta il fianco ad adattamenti e facili compromessi: l‘azienda, che ha presentato in questi giorni ai sindacati il suo piano industriale, non comprende tra i punti di trattativa possibili, quello della riduzione del numero dei lavoratori licenziati. 
Per i sindacati, invece, questo è il punto di partenza da cui deve iniziare la trattativa. 
Se le cose stanno così, c’è poco da sperare sulle prospettive del prossimo incontro (previsto per il 24 maggio), che dovrebbe proprio verificare se ci sono le condizioni di merito per andare avanti nel confronto.

Eppure qualche buona notizia, in una nota dell’azienda, si scorge: tra le proposte del piano industriale ci sono infatti consistenti somme per gli investimenti, la previsione di nuovi prodotti concentrati sull’alta gamma, il rafforzamento di tutta la parte che riguarda il servizio clienti.  Insomma: contrariamente a quello che il territorio teme, sembra che da parte dell’azienda non ci sia  intenzione di smantellare tutto, quanto piuttosto di snellire l’organizzazione produttiva per renderla al passo coi tempi che corrono. Quanto sia consistente il dimagrimento però, questo non è ancora chiaro. E a quanto pare dipende dai "buoni risultati" che si possono ottenere in queste trattative.

«Una delle cose che ci rende più perplessi – spiega Maurizio Canepari, segretario della Fiom – Cgil, al tavolo della trattative – è che pur proponendo una quantità di investimenti importanti –  quasi 100 milioni di euro tra il 2005 e il 2008 per attività progettuale e processi produttivi, di cui 40 per i nuovi progetti – , i volumi di produzione previsti per il triennio restano sempre gli stessi: circa 700mila frigoriferi e circa un milione e 300mila cucine. Per non diminuire il numero di lavoratori invece è necessario puntare sull’aumento dei volumi».

Se la matematica non è un’opinione, sono allora proprio i numeri a definire che la quantità di esuberi fissati dall’azienda non è argomento di trattativa, quanto  piuttosto un imprescindibile punto di partenza, una specie di "chip" per cominciare delle trattative che tengano il più possibile dell’esistente in piena operatività.
«Proprio quello che non vogliamo noi» sospira Loris Andreotti, segretario provinciale della Fim – Cisl, che aggiunge: «Speriamo di riuscire a far cambiare loro opinione». Anche se «c’è della mancanza di fiducia nei confronti di quest’azienda – aggiunge Renato Marchitelli, segretario della Uilm – dopo che ha aperto la procedura di mobilità senza nemmeno interpellarci preventivamente».

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Pubblicato il 23 Maggio 2005
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