Imprenditori vincenti se coalizzati
Barroso e Monti intervenuti in video al dibattito Univa. Sul palco Aldo Bonomi, Gian maria Gros Pietro e l'imprenditore Nerio Alessandri
La tentazione della lamentela ad oltranza è troppo forte tra chi produce: la Cina, la contingenza economica, l’euro e chi più ne ha più ne metta sono i responsabili della crisi per chi lavora nella manifattura e Varese, provincia profondamente industriale, non sfugge a questa tentazione. Ma è proprio vera? O non sono piuttosto inerzie di chi non vuole scoprire semplicemente un mondo che cambia? Un confronto e una riflessione che non potevano mancare nello spazio dell’assemblea 2005 di Univa, che nel dibattito: “Governare il cambiamento, far crescere la competitività” ha messo a confronto Nerio Alessandri, il giovane imprenditore che ha creato Technogym Spa, un impero romagnolo del fitness, Aldo Bonomi, sociologo, fondatore del Consorzio A.A.S.TER; Gian Maria Gros-Pietro, economista e presidente Autostrade Spa, ben coordinati dalle domande di Gianfranco Fabi, vicedirettore del Sole 24 ore e che ha visto anche i contributi in video di Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea e dell’ex Commissario UE Mario Monti.
«L’identità di un territorio si riconosce nella parte relazionale – ha spiegato Aldo Bonomi – finchè si è autoereferenziali non si ha una precisa idea della propria identità: è solo in relazione con gli altri che si comprende esattamente chi si è. La propria identità di territorio economico si costruisce, per esempio, mettendo insieme il lavoro di una impresa leader con una filiera di piccole: ma il vero problema è quello di mettersi assieme». Mettersi assieme però, significa rinunciare a qualcosa, fare delle scelte:passi che non tutti gli imprenditori fanno con facilità.
«E’ indubitabile che ora si lavori il doppio per mantenere la stessa posizione di prima – ha continuato Bonomi – Ma è una condizione data dalle contingenze. La verità però è che il capitalismo di territorio regge solo se si fa coalizione non solo tra aziende ma anche con enti, università, istituzioni. E che il capitalismo della globalizzazione prevede necessariamente una rottura rispetto al passato: ciò significa che è impossibile, in una condizione del genere, continuare a vivere di rendita e rimanere ancorati ai metodi passati» Ciò che Bonomi definisce il “capitalismo coalizionale” crea sviluppo allargando le radici di una buona idea su tutto in territorio: « Abbiamo creato un progetto di distretto del benessere dalle parti di Rimini, e le istituzioni hanno risposto positivamente – ha spiegato Nerio Alessandri, che ha portato l’esperienza della sua Technogym – con un sistema che ha coinvolto tutti gli stakeholders, ora l’idea di dare lavoro a un intero territorio che si riunisce in su questo settore è una realtà»
Technogym è uno dai tanti miracoli all’italiana, una piccola azienda (“nata in un garage” come ha poi sottolineato Montezemolo) che ha saputo sfondare nel mercato del Fitness.
Persino in America, che quel mercato l’ha letteralmente inventato: «Il segreto della crescita di una azienda come la mia è, oltre a una continua ricerca per innovare i prodotti, è la cultura aziendale: in particolare, ogni giorno penso a come valorizzare gli uomini che lavorano da noi, a volte mi sembra di fare più lo psicologo che l’imprenditore. Ed è questo, questo tirare fuori il cuore e la passione, il sistema per fare breccia in un settore dominato dagli americani, e di fatto da loro inventato. E anche le nostre caratteristiche specifiche: noi siamo riusciti ad entrare nel mercato americano proponendo qualcosa di diverso: loro hanno inventato il fitness? Noi abbiamo inventato la wellness, la cultura del benessere, qualcosa che sta più nelle nostre corde di italiani e che è stato facilmente esportato. In questo modo noi abbiamo dato all’azienda un’anima, qualcosa cioè di inimitabile persino dai cinesi. E ora la nostra azienda esporta l’80% dei prodotti».
«Alessandri ha rischiato in un tessuto che gli ha permesso di rischiare – ci tiene a precisare Bonomi – La sua impresa è nata a Rimini, dove il rapporto con il corpo nasce in un sistema territoriale favorevole. Da questo punto di vista Varese ha responsabilità grosse, perché ha grandi possibilità: Varese è la porta della città infinita, quella che parte da voi e arriva fino a orio al serio. Voi dite che vi “manca un luogo” dove esprimere le vostre istanze, ma se provaste a mettere insieme le Confindustrie di Bergamo, Lecco. Monza e Varese potreste ben cominciare a far pressione sulla Regione Lombardia».
Collegamenti che saltano o che non funzionano a più livelli: «Perchè abbia valenza il fattore territoriale, manca il collegamento funzionale tra gli elementi che abbiamo – ha sottolineato GianMaria Gros-Pietro – Per esempio tra università e impresa, e anche tra impresa e finanza». Un collegamento che è auspicabile a livelli anche superiori «Per fare sistema è necessaria anche una stretta collaborazione tra governi nazionali e Europa – ha sottolineato Barroso nel suo intervento video, che ha considerato – l’economia della conoscenza come di fondamentale importanza per il futuro della nostra Europa»
Perchè è con il "fare sistema", o più semplicemente il dialogo tra attori economici che si aggredisce il “mostro” della globalizzazione, che per troppi imprenditori è una parola spaventevole: «E’ vero che la Globalizzazione galoppa, ma il suo percorso può essere tranquillamente rallentato – ha ammonito Mario Monti – non procede infatti inerzialmente e certe tendenze di globalizzazione non continuano in maniera inarrestabile: se così fosse i paesi asiatici in pochi anni finirebbero per espellerci tutti dal mercato. Ma alla fine non è così: anni fa c’erano le stesse preoccupazioni riguardo il Giappone, ma invece le cose sono andate diversamente. Non c’è dubbio però che ora la Cina viaggia così veloce che in Europa siamo tutti presi da sbigottimento. È giusto preoccuparsi e prendere dei provvedimenti, ma non è giusto perdere la speranza».
Proprio la fantasia e l’adattabilità sono stati il succo dell’imprenditorialità italiana, che ha fatto il miracolo del dopoguerra, ma che sembra si sia un po’ perso negli ultimi anni. Ora invece «Bisogna tirare fuori l’orgoglio imprenditoriale, che è il contrario del vittimismo sfiduciato o di protesta – ha proseguito Monti – Oggi infatti è fin troppo facile, davanti all’andamento insoddisfacente della nostra economia, dare la colpa alla Cina, alla Europa o allo Stato. Ed è troppo facile per lo Stato “smarcarsi” trasferendo la colpa alla Cina o all’Europa, come i responsabile stanno facendo con malizia sempre maggiore. Invece è importante creare le condizioni perché ci sia sempre maggiore concorrenza: e ho molto apprezzato che Montezemolo l’abbia ripetuto. Si tratta infatti di una dichiarazione non usuale perché maggiore concorrenza per un imprenditore vuol dire magari una vita meno semplice ma una maggiore competitività. Solo così si governa il cambiamento».
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