L’Unione apre la campagna elettorale
Molti gli argomenti discussi a Villa Tovaglieri, da Accam alla partecipazione dei cittadini e al rilancio del ruolo di Busto Arsizio, troppo isolata nel contesto locale
L’Unione, ad ogni modo, si è presentata ieri al pubblico dei suoi simpatizzanti con un volto apprezzabilmente concorde – anche se non monolitico. Relatori erano, oltre a Picco Bellazzi, Cosimo Cerardi per i Comunisti Italiani, Maurizio Maggioni per i DS, Giovanni Devastato per i socialisti dell’SDI e Jarno Marchiori per Rifondazione Comunista; gli interventi del pubblico e di alcuni consiglieri comunali sono stati frequenti ed apprezzati «Il programma che andremo a definire in questi mesi dovrà essere condiviso prima dai cittadini che dalle segreterie di partito» ha detto Picco Bellazzi, aggiungendo che i programmi del centrosinistra nelle scorse tornate elettorali costituiscono già una buona base di partenza su cui lavorare, con opportuni ritocchi. «Ci vorrà più di qualche ritocco» ha fatto notare Corrado (Rifondazione), «con la crisi in atto serve un assessorato al Lavoro, il Comune può fare la sua parte, a differenza di quanto sostengono da destra». Per favorire la partecipazione dei cittadini, l’Unione darà vita ad un forum programmatico aperto a tutti, in modo da "sentire il polso" della città prima di procedere all’estensione del programma.
Un punto condiviso e sottolienato da tutti è che Busto ha ormai perso la sua naturale centralità nel comprensorio altomilanese a causa del perdurare del suo isolamento, che secondo l’Unione daterebbe dal 1993, quando la Lega iniziò il suo lungo dominio con l’elezione a Sindaco di Gianfranco Tosi. Tale declino si può notare, denunciano gli esponenti dell’Unione, anche dal trasferimento o dal malfunzionamento di uffici pubblici, non ultimo lo stesso tribunale, ma anche dal "treno perso" delle Grandi Opere previste nell’area Malpensa, dalle quali Busto sarebbe rimasta in buona misura ai margini, geograficamente e soprattutto politicamente. Un possibile tavolo di confronto presso il quale Busto può recuperare credibilità è, secondo Maggioni, quello del Piano d’Area Malpensa, ma anche la conferenza degli enti locali in vista del Piano di Coordinamento Territoriale.
La discussione si è quindi prolungata su due temi cruciali come la partecipazione dei cittadini alla vita politica (e il tema connesse del decentramento amministrativo per i quartieri) e l’ecologia, con il nodo Accam in primo piano, ma noon si è mancato di poarlare anche del Piano d’Area ex Ferrovie Nord. Sergio Moriggi, rappresentante dei Comitati di quartiere e delle Acli, ha lanciato la questione della partecipazione popolare mettendo allo scoperto una certa insoddisfazione dei rappresentanti del centrosinistra per la vicinanza tra vari elementi dei Comitati e il Sindaco Rosa. In tema di decentramento amministrativo il centrosinistra aveva proposto di reistituire i Comitati di quartiere, ma in modo di non farli cadere in mano ai partiti, come accadde negli anni Ottanta, e da consentire una partecipazione liberata e slegata da tessere. «Invece Rosa e i suoi, dopo aver bocciato la nostra idea» ha notato Devastato, «oggi propongono questa soluzione: raccogli 150 firme a tuo sostegno e forse noi, a nostro insindacabile giudizio, potremo considerarti un rappresentante dei cittadini. Inaccettabile».
In tema di ambiente ed urbanistica le spine Accam ed Area Nord hanno mostrato che se il centrodestra ha le idee confuse, anche l’Unione non ha la soluzione in tasca. Perlomeno gli esponenti del centrosinistra sembrano aver capito che saranno necessarie scelte nette e non rimandabili. «La paralisi della questione Accam, con l’ex consorzio denunciato dal suo azionista di riferimento (il Comune di Busto Arsizio, ndr), è dovuta ad una azione unilaterale di Rosa» ha commentato Maggioni. «Ho più volte incontrato i Sindaci degli altri Comuni azionisti di Accam, e mi hanno sempre detto: ma Busto dica una buona volta cosa vuole per sbloccare questa situazione». Cosa esiga Rosa è evidente: che Accam firmi la convenzione così com’è. Accam non firmerà mai, continuando allegramente a bruciare rifiuti anche in assenza di un contratto con Busto, e qui nasce il problema. Ad ogni modo l’impianto è ancora visto dal centrosinistra come una possibile risorsa per la città in termini di produzione di energia elettrica e teleriscaldamento, ma per Maggioni si deve poter parlare di una «fase finale di gestione» di un impianto «già vecchio», gestione che dovrà essere tale da evitare di produrre ulteriori danni; nel contempo dovranno riaprirsi canali di trattativa con Accam per un accordo accettabile per tutti, con gli interessi dei cittadini borsanesi e bustesi in primo piano. Sull’Area delle Nord, infine, si è convenuto che la scelta di Mario Botta per la progettazione e realizzazione è prestigiosa e dà le più ampie garanzie di un lavoro ben svolto, ma l’Unione ha fatto nnotare che già nel 1993 aveva proposto un concorso di idee per il recupero dell’area, bocciato dalla maggioranza «perchè si sarebbe perso tempo». A distanza di dodici anni, ecco Botta, appena un anno dopo che un precedente (e sovradimensionato) progetto era stato presentato in pompa magna a Sant’Edoardo per essere poi rimesso nel cassetto. Resta una domanda fondamentale sull’area delle Nord: ma se si farà la stazione d’interscambio FS-FNM, che ne sarà delle due stazioni esistenti? Che senso avrà, in tale scenario, la cosiddetta "Porta Malpensa", il nuovo centro direzionale sull’area delle Nord? «E poi» si è chiesto Picco Bellazzi «perchè mai chi viene da New York dovrebbe scendere a Busto Arsizio dal Malpensa Express, se già alle nove di sera la città mostra la vitalità di un campo di concentramento?»
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