“La nostra battaglia è contro la clandestinità”
Il questore Giovanni Selmin spiega com’è cambiata l’attività della polizia per reprimere i reati legati agli immigrati entrati illegalmente in Italia
«Inutile negarlo: la situazione è preoccupante. La gestione dell’immigrazione occupa gran parte dell’attività della Questura. I nostri uffici lavorano in stretta collaborazione e spesso anche a livello interregionale».
L’omicidio di Besano è solo l’ultimo episodio di una serie di fatti preoccupanti. E dietro spesso ci sono loro, gli immigrati clandestini. Il questore Giovanni Selmin (nella foto), all’indomani dell’accoltellamento in piazza, non nasconde di essere da tempo "sceso in battaglia".
«Voglio che sia subito chiara una cosa: l’immigrato clandestino non è l’immigrato irregolare – dice Selmin -. Il clandestino è a rischio criminalità, l’irregolare è un immigrato in attesa che la burocrazia faccia il suo corso.
I clandestini quando arrivano nel nostro paese si trovano in una situazione pericolosa, "a rischio" fin da subito. Spesso hanno contratto debiti, l’organizzazione che li ha portati in Italia si è appropriata di loro e per sciogliere questo legame devono sottomettersi e fare qualunque cosa. Oppure arrivano nel nostro paese già con l’intenzione di entrare a far parte di qualche organizzazione criminale e quindi sono già pronti e disposti a tutto. In uno stato governato da leggi la clandestinità è inammissibile».
Un problema per tutti ma ancor di più per la nostra provincia che ha "porte e finestre" sulla Svizzera e un aeroporto come Malpensa, crocevia di immigrati e clandestini.
«La nostra soglia di attenzione è altissima. Quando il cittadino ci rimprovera di non fare nulla per gestire la questione immigrazione noi non possiamo fare altro che dare qualche numero, noiosi, forse senz’anima ma che rendono almeno l’idea di ciò con cui non abbiamo a che fare ogni giorno. Nel 2004 gli stranieri respinti alla Malpensa sono stati 4300, 700 i provvedimenti di espulsione emessi dalla Questura, 200 dei quali coatti. E stiamo parlando solo di Malpensa, poi ci sono le frontiere. Le maglie sono strette ma c’è sempre chi riesce ad introdursi illegalmente e a quel punto solo una conoscenza approfondita del territorio può permetterci di tenere la situazione sotto controllo. Ad esempio tenendo d’occhio etnie e famiglie: la suddivisione sul territorio è abbastanza classificabile».
Gli albanesi, spiega Selmin, sono gli immigrati più numerosi nella nostra provincia: quasi settemila (secondo i dati della Provincia a Besano sono 8 su 50 stranieri residenti). Anche per quanto riguarda i reati la suddivisione tra le varie etnie è molto precisa, secondo il questore: furti e sfruttamento della prostituzione portano spesso la firma degli albanesi, dello smercio di prodotti falsi si occupano i senegalesi e del piccolo spaccio gli immigrati provenienti dal Marocco.
«Questo è il quadro, ma non voglio che passi il concetto: straniero uguale a criminale. L’ufficio immigrazione della questura è costituito da una trentina di persone che gestisce un numero altissimo di pratiche. Basti dire che oggi sono 4500 gli stranieri in attesa del permesso di soggiorno, tutte persone in cerca di una casa e di un lavoro che nella maggior parte dei casi non ha niente a che fare con le organizzazioni criminali e la criminalità. Anzi, spesso ne sono vittima. E noi siamo qui anche per proteggere loro».
Ma con una rete di reati così varia e capillare ha ancora senso rassicurare parlando di prevenzione? Come si prevengono episodi come l’accoltellamento di Besano?
«Con la repressione. Mi dispiace ma è così. Abbiamo delle leggi e dobbiamo farle rispettare. Non regge l’alibi che loro non conoscono le nostre leggi: per anni, nel caso degli albanesi, hanno visto alla televisione come si vive in Italia e lo sanno benissimo cosa si può o non si può fare. Solo che se si proviene da un paese in cui il malcostume è diffuso e generalizzato poi è difficile pensare di non farla franca anche qui».
I reparti che si occupano di contrastare l’immigrazione clandestina oggi sono stati potenziati: la squadra Mobile lavora in stretto contatto con Digos, Volanti e Polizia Amministrativa: «Impieghiamo uomini, risorse, mezzi e tanto tempo per reprimere la criminalità. Ma senza l’aiuto dei cittadini e delle Amministrazioni Comunali che hanno il territorio sotto controllo noi possiamo poco. Quando si collabora i risultati ci sono, gli ultimi fatti lo dimostrano: la testimonianza dei presenti è stata fondamentale per i carabinieri che sono riusciti a ricostruire immediatamente la dinamica dell’accaduto e catturare l’assassino di Carlo. Stessa cosa per la banda delle ville. E per uscire dal nostro territorio, a Milano sono finiti in manette tutti i componenti del branco che ha stuprato la studentessa.
E’ vero che la nostra Provincia è a rischio più delle altre, ma ci stiamo davvero muovendo bene, in ogni direzione, con l’aiuto di tutte le forze dell’ordine e ad ogni livello».
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