Operazione Grisù, la parola agli inquirenti
Soddisfazione del Procuratore Dettori e degli ufficiali dell'Arma dei carabinieri coinvolti nelle indagini
Sono soddisfatti e sereni gli uomini e le donne che hanno indagato sul giro di rifiuti e le turbative d’asta messe a scoperto con l’"operazione Grisù" scattata tra ieri e oggi. Carabinieri e magistratura hanno collaborato proficuamente per un anno, e si spera di aver raggiunto un quadro probatorio solido.
«In questa vicenda per fortuna sembra che i danni ambientali prodotti dai comportamenti illeciti degli indagati siano per ora di poco conto» osserva il maggiore Stefano Bosi del Nucleo Operativo ecologico dei Carabinieri di Milano. «Ci preoccupa tuttavia quanto potrebbe emergere in seguito, andando ad analizzare il compost prodotto in cui sono state miscelate terre di spazzamento ricche di metalli pesanti. Considerando che poi quello viene impiegato anche in agricoltura, lì si potrebbero constatare i danni più gravi».
Sull’impianto Accam, Bosi conferma che esso è ora sotto sequestro probatorio (cioè emanato dal pubblico ministero, in questo caso Cristiana Roveda) e che verrà spento rispettando i tempi tecnici per evitare danni alla struttura, per poter quindi eseguire prelievi e controlli con la collaborazione dell’Arpa (agenzia regionale per l’ambiente) prima di restituirlo all’azienda, possibilmente in tempi solleciti per evitare il crearsi di un’emergenza rifiuti a settembre.
Di "reati inquietanti" ha parlato il neo-procuratore Francesco Dettori, giunto da poche settimane da Milano, dove si è già occupato più volte di crimini contro l’ambiente. Si utilizzavano, in questo come in altri casi, strutture e forme burocratiche regolari per nascondere attività illecite". Il tenente colonnello Michele Sarno, a capo del GruppoTutela dell’Ambiente di Treviso, che ha competenza sull’intero Norditalia, ha definito "estremi rimedi a mali estremi" i 19 arrestii effettuati, di cui 7 con custodia in carcere. Sarno ha quindi aggiunto: «Bisogna diffondere il principio della legalità anche in relazione all’ambiente, perchè riguarda l’aria che respiriamo e i cibi che mangiamo. È arrivato il momento di fare marcia indietro su certi comportamenti illegali che portano gudagni ingenti ma illeciti a danno della salute pubblica e del fisco. Auspico chew questa operazione sia un punto di partenza per un processo equo, sostenuto da un quadro accusatorio solido».
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