Poche cose di significato

Il prezzo del barile di petrolio, nel corso delle vacanze estive, è passato da oltre 50 dollari a oltre 60. Forse è bene, perché questo aumento è come una campanella che ti ricorda che sarebbe doveroso risparmiare energia. Ma invano: l’alto prezzo della benzina non sembra avere ridotto i consumi.
V’è un curioso paradosso nel gioco della domanda, dell’offerta e dei prezzi correlati. Se avessi un bene non rinnovabile, fondamentale per la mia economia (si vedano i paesi produttori di petrolio) tenderei a limitarne la vendita ed aumentarne i prezzi per prolungare nel tempo le mie previsioni di reddito, userei l’enorme ricchezza prodotta per prepararmi ai tempi magri futuri.
Lo stesso discorso vale per le nazioni ricche di legname (con qualche differenza, perché il legname pregiato può anche ricrescere, in qualche centinaio di anni), che invece sono vittime del disboscamento più sfrenato.
Ma è troppo pretendere questa preveggenza da nazioni in via di sviluppo o dominate da ingorde oligarchie, quando anche le nazioni più sviluppate non dimostrano preveggenza politica alcuna.
Nell’articolo di luglio di commiato prima delle ferie, ipotizzavo alcune soluzioni individuali, regole di vita per il risparmio di energia, che ci possono comunque aiutare nei tempi difficili. Anche il professor Domenico De Masi, nell’incontro avuto il primo giorno della festa “Anche io” di Varesenews, ha trattato l’argomento. Voglio ricordare due cose da lui dette in questa occasione. Una era una citazione del religioso dominicano brasiliano Frei Betto che, mentre passeggiava lungo le strade centrali penso di Rio de Janeiro, guardando le vetrine con la ricca esposizione di oggetti in vendita esclamava compiaciuto: “Ma vedi di quante cose non ho bisogno per essere felice!”.
La seconda era un’esortazione a dare valore alle cose che abbiamo. Citava Bertrand Russell che, dopo aver saputo che le albicocche originavano da coltivazioni cinesi, che erano state introdotte in India da prigionieri, erano giunte infine in occidente, le gustava molto di più. E così con gli oggetti d’uso: se hanno per noi significato li conserviamo, li usiamo godendone, non li sostituiamo inutilmente per ambizione consumistica.
Questa è saggezza, era praticata nell’antichità dai filosofi, oggi da persone insofferenti al consumismo indotto dalla pubblicità. Ma sono una minoranza.
E se tutti fossero così, che ne sarebbe dell’economia? Ford introdusse dei salari più alti per i suoi operai, per rendere loro possibile l’acquisto delle automobili da lui prodotte. Di fatto oggi il mondo può essere diviso in tre grandi gruppi: la società creativa postindustriale, produttrice di idee; i lavoratori delle industri manifatturiere situate nel Secondo Mondo, dove i salari sono bassi ma c’è sufficiente destrezza produttiva e organizzativa; i consumatori finali, che sono ovunque, sia nel mondo affluente condizionato dalla pubblicità sia nel Terzo Mondo abitato da miserabili vittime di una economia e politica di sfruttamento.
E’ stato raggiunto un equilibrio precario basato su questa catena socio-economica paradossale, se la catena si rompe, se l’ultimo anello dei consumatori muta le sue abitudini, cosa succede? Ricordo quel recente spot televisivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dove veniva ringraziato a nome della collettività chi andava ad acquistare nei negozi e tornava a casa con una borsa di plastica gialla piena di spesa. Faceva girare l’economia. Mi sembra che siamo a cavallo della tigre, se facciamo tanto di scendere, siamo sbranati.
Unico aiuto lo possiamo ricavare dall’intelligenza, nel fare scelte ragionate nelle loro motivazioni e nella previsione degli esiti. Ricordo una vacanza di tanti anni fa in un campeggio a Carloforte. C’erano famiglie con tende munite di televisori, frigoriferi, poltrone; una riproduzione del salotto domestico. Chissà quanta fatica a trasportare tutto ciò. Sarebbe costato meno fatica allenarsi a dormire sul nudo suolo e guardare le stelle. Forse con maggiore felicità. Il viaggio ideale: nel romanzo Kim di Kipling il lama e il suo discepolo camminano in pellegrinaggio per l’India con un solo vestito in cui anche si avvolgono per dormire e con una ciotola di legno dove ricevono l’elemosina del cibo. Nella mia ideale rappresentazione turistica, in una tasca interna, ci sarebbe anche una carta di credito; ma mi affascina questa libertà dalle costrizioni degli oggetti.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Settembre 2005
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