Influenza aviaria, c’è preoccupazione ma non allarmismo

La gente si rivolge in farmacia per avere maggiori informazioni. Macellerie in regola con i certificati richiesti dal Ministero.

L’influenza aviaria preoccupa i varesini, ma senza allarmarli più di tanto. Questo il quadro che emerge dopo una mattinata trascorsa tra farmacie e macellerie della città, il giorno dopo che il virus sembra aver fatto il suo ingresso ufficiale nell’Unione europea, nell’isola greca di Chios.

 I macellai e le pollerie varesine, tutte in regola con il nuovo certificato di provenienza dei polli richiesto dal Ministero, lamentano dei cali nelle vendite. «Abbiamo perso quasi il 70% con le carni bianche, la gente è spaventata soprattutto dall’allarmismo dei giornali» protesta il responsabile della Coop del centro commerciale “Le Corti”. «Qualcosa abbiamo perso, non c’è stata una vera e propria crisi ma un calo del 30% sulla vendita dei polli l’abbiamo subito» ci dice invece il responsabile macelleria del Tigros di Gazzada. In centro città le cose sembrano andare meglio, sia la macelleria Turati di corso Matteotti (foto a sinistra) che la Ripoli di piazza Beccaria registrano un calo minimo. Quest’ultima è l’unica che non ha ancora esposto il nuovo certificato (foto sotto), che oltre alla provenienza, richiede informazioni dettagliate sull’alimentazione con cui è stato allevato il pollo. «Non ho il certificato perché questa settimana non ho ancora avuto consegne, da domani sarà regolarmente esposto» chiarisce subito il titolare.
Il problema riguarda semmai i bar e le catene di ristoranti. Il caffè Manzoni ad esempio per oggi a pranzo proponeva pollo alla marsigliese. Con quali garanzie? «Il prodotto ci arriva precotto, le questioni legate alle certificazioni riguardano la ditta fornitrice, a noi non è giunta nessuna circolare ministeriale in merito» spiega il titolare del bar. Tutto è nelle mani della serietà del gestore insomma, che deve rivolgersi a fornitori affidabili. Diversa la situazione del ristorante “Ciao”, della catena Autogrill. Qui servono polli cucinati al momento, tenuti in bella mostra in vetrina come dal macellaio. Eppure non c’è traccia della certificazione richiesta dal Ministero della salute. «Non sappiamo come comportarci – si giustifica la responsabile del ristorante in galleria Manzoni – aspettiamo istruzioni dalla sede centrale. In ogni caso posso garantire sulla qualità dei nostri polli, sono forniti dall’Aia». Contattata telefonicamente, la sede milanese del gruppo autogrill non è stata anch’essa in grado di fornire spiegazioni.

Parlando con i farmacisti emerge invece che i varesini, più che di medicinali, vanno in cerca di informazioni. «La gente è disinformata, confonde l’influenza classica con quella aviaria, alcuni pensano che ci si possa vaccinare contro il virus dei polli» afferma il dottor Puricelli della farmacia Mandelli e Contegni di via Manzoni. Il dottor Giuseppe Maretti, titolare della farmacia Centrale in corso Matteotti, registra invece una forte richiesta di vaccinazioni contro l’influenza: «In assenza di antivirali efficaci contro il virus H5N1 le persone ricorrono ai tradizionali metodi di difesa, sempre meglio che niente». Maretti denuncia una certa impreparazione da parte delle autorità italiane ad affrontare il problema: «In Svizzera le industrie farmaceutiche sono state obbligate a tenere libera una catena di produzione, in modo che in caso di pericolo si possano produrre antivirali in massa: qui da noi cosa si sta facendo?». Una critica condivisa anche dal dottor Badò, dell’omonima farmacia di corso Moro (foto sopra): «Come mai l’antivirale più potente contro l’H5N1, esiste in tutto il mondo e da noi no? Ho sentito che Storace ha ordinato sei milioni di antivirali, di cui solo 150mila saranno utilizzabili nel breve periodo, a cosa serve una misura così ridotta?». Il titolare della farmacia Sociale, in piazza Carducci, è invece scettico sulle potenzialità dell’antivirale in commercio: «Una confezione costa 60 franchi e non è efficace al 100%. La verità è che purtroppo su questo virus si sa molto poco ed un vero vaccino non è realizzabile in tempi brevi».

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Pubblicato il 18 Ottobre 2005
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