Barbiana spalanca le sue porte
Inaugurato il percorso didattico nella popolare scuola di don Lorenzo Milani
Pioveva come cinquantun anni fa, quando don Lorenzo Milani entrò in chiesa tutto bagnato con il suo pastrano nero. Pioveva e così tutta la gente accorsa per vedere i locali della scuola di Barbiana si è dovuta stringere nei piccoli spazi coperti. È toccato a Michele Gesualdi, nella sua veste di presidente della Fondazione intitolata al priore, il compito di introdurre la visita al percorso didattico.
«Oggi non tagliamo alcun nastro. Spalanchiamo le porte di Barbiana». Dopo 38 anni la scuola riapre i propri spazi con la famosa aula, l’officina e la fucina. «Spesso, – spiega Michele Gesualdi, – mi chiedono perché tutto è rimasto chiuso per tanti anni. La verità è molto semplice. Sul letto di morte don Lorenzo espresse la volontà di lasciare alla Eda, che lo aveva sempre seguito, i locali di Barbiana. E così fu. La Curia le permise di vivere nella canonica e noi abbiamo voluto preservarla dall’assedio di curiosi e non. Così si è salvata la casa e tre anni fa, dopo la morte della Eda, abbiamo deciso di sistemare i locali e di aprirli a quanti vogliono visitarli».
Gli spazi usati dalla famosa scuola di Barbiana, quella di Lettera a una professoressa, sono stati così sistemati. Una grande attenzione a lasciare l’aula e l’officina esattamente come era. Locali poveri, austeri, ma che trasudano energia. Le pareti sono ricoperte dei famosi grafici, delle cartine disegnate da don Milani stesso.
L’inaugurazione del percorso didattico è uno dei fatti concreti realizzati dalla Fondazione. La preoccupazione di non fare di Barbiana un museo, e tanto meno un luogo di culto è tangibile entrando nelle stanze dove quei piccoli montanari hanno fatto uno straordinario percorso di crescita con uno dei più controversi sacerdoti del nostro paese. Proprio su questo aspetto si è soffermato Gesualdi "Spero che la Chiesa faccia suo questo prete. Noi abbiamo il compito di mettere in rilievo la sua opera come educatore". (foto: Michele Gesualdi, uno dei primi allievi di don Milani e presidente della fondazione)
Barbiana, anche con la pioggia battente, ha conservato intatto il suo fascino. Su una costa del monte Giove oggi zona di belle residenze, all’epoca dell’arrivo di don Milani era popolato da poche famiglie che vivevano un’esistenza di duro lavoro. L’energia elettrica arrivò solo nel 1963, quasi dieci anni dopo l’arrivo del priore che doveva illuminare il suo scrittoio con una lampada a gas.
Domenica ad accogliere il centinaio di persone accorse all’inaugurazione c’erano diversi ex alunni di don Milani. Tra questi Agostino Burberi, il Gosto di cui il priore parla spesso nelle sue lettere. Con lui domenica è arrivato a Barbiana un piccolo drappello di varesini.
«Da oggi, – racconta Gesualdi, – le scuole, le famiglie, le singole persone potranno visitare la nostra scuola. Un’esperienza che dopo la morte del priore per dieci anni ha vissuto l’oblio. Poi l’interesse e la voglia di conoscere si è rianimata e anche dopo il film di Castellito l’attenzione a don Milani si è sempre mantenuta alta». (Agostino Burberi mentre indica i libri che usavano durante le lezioni)
La fondazione ha preparato un catalogo che raccoglie tutto il materiale presente nel percorso didattico. A giugno è uscito il libro "La parola fa eguali", a questo seguiranno altri lavori editoriali per far conoscere sempre meglio l’attività, il pensiero di don Milani e della scuola.
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