Chiesa all’ospedale, prima pietra a marzo
Tredici associazioni si sono unite per raccogliere i fondi per realizzare la struttura. Firmata la convenzione con l’Azienda ospedaliera e il Comune
Tredici associazioni per costruire una piccola chiesa all’interno dell’ospedale. Finora sono stati raccolti quasi 80 mila euro e ieri sera, con una presentazione ufficiale dei progetti, è stata firmata in Villa Truffini la convenzione tra l’associazione Una chiesa per l’ospedale, il Comune e la direzione dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio, la ha messo a disposizione l’area dove costruire l’edificio di 120 metri quadri.
La prima pietra potrebbe già essere posata a marzo, ma quello che è da sottolineare è che si tratta di un’opera estremamente voluta dal territorio, tanto che dell’associazione delle associazioni, come l’ha definita il presidente Ferdinando Lucioni, fanno parte l’Avis, il Centro accoglienza Allodola, il Movimento per la vita, il Panda, il Club 33, le Acli, l’Avis, l’Avuls, il Tradate
Calcio, i Carabinieri in congedo, l’Ascom, la Proloco e l’associazione Diabetici. Tutte queste associazioni si sono mosse nei mesi scorsi per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione del progetto, al quale comunque hanno dato il loro contributo gratuitamente anche i progettisti, presenti durante la serata.
«L’ospedale era rimasto senza un luogo di culto, un luogo che rispettasse la nostra cultura, ma che fosse nello stesso tempo aperto a tutti – ha spiegato Ludioni -.Con la firma di stasera passiamo nella fase operativa del progetto grazie a un’ottima risposta del territorio. Continueremo a organizzare eventi perché servono ancora molti soldi, ma sicuramente ora sappiamo che il progetto è avviato ufficialmente».
«Non possiamo fare altro che dare l buon augurio a queste associazioni – ha dichiarato il direttore generale dell’azienda ospedaliera Pietro Zoia -. Il nostro contributo, oltre a mettere a disposizione l’area dove costruire la chiesetta, sarà quello di facilitare il più possibile la realizzazione dal punto di vista burocratico». «Questa chiesa è un fatto culturale – ha spiegato il segretario Bruno Basile -, non si poteva più rimanere senza questa struttura, simbolo di speranza per tutti i malati».
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