Rintracciata la giovane prostituta: sarà la teste nel processo ai carabinieri
Parla l'avvocato di uno degli imputati nel caso del "Papiro" di Besozzo: «I filmati non svelano l'identità degli accusati»
«Il mio assistito è e resta un carabiniere. E’ stato sospeso dal servizio fino a quando il processo non avrà un esito, ma certo non lo si può definire ex militare dell’Arma».
Difficile però dire quanto potrebbe durare la sospensione del servizio per i sei carabinieri coinvolti nel caso del locale di Besozzo, il Papiro, dove le ragazze si prostituivano, secondo l’accusa, sotto gli occhi anche dei sei carabinieri, quattro della compagnia di Luino e due di Varese.
L’avvocato di Alfonso Sivoccia, Marco Lacchin, tiene però a precisare che sono molti gli aspetti ancora da chiarire in questa vicenda, il primo fra tutti riguarda proprio l’identificazione dei carabinieri entrati nel locale per bere qualcosa durante, sempre secondo l’accusa, l’orario di servizio.
«Le riprese fatte dalle telecamere nascoste non sono affatto nitide – dice l’avvocato Lacchin – e i volti non si distinguono. Si intuisce che si tratta di carabinieri per via della divisa ma nessuno, credo, sia in grado di stabilire con certezza le generalità delle persone presenti nel locale».
Ma non è solo su questo che si basa la linea difensiva dell’avvocato di Sivoccia: all’esame ci sono anche gli ordini di servizio.
«Una delle accuse riguarda il fatto che i carabinieri frequentassero il locale durante l’orario di lavoro. Ebbene secondo noi gli ordini di servizio sono stati modificati e in parte falsificati. Dovremo provarlo ma è uno degli aspetti su cui stiamo lavorando».
Quanto poi al fatto che solo uno degli accusati sia finito agli arresti domiciliari mentre gli altri siano stati rinchiusi per un certo periodo nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere è, secondo Lacchin, da ricondurre al fatto che solo uno ha ammesso le proprie responsabilità.
Nessun dubbio, invece, in merito al fatto che le ragazze del locale si prostituissero, tutte straniere. Una di loro aveva chiesto aiuto ad uno dei carabinieri per uscire dal racket della prostituzione: secondo l’accusa il militare avrebbe raccontato tutto al protettore della giovane. La ragazza, che era tornata all’estero, è stata rintracciata dall’Interpool e sarà la teste in una delle prossime udienze in tribunale.
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