Al Sociale una “Vedova Allegra”… da centenario
La celebre operetta di Franz Lehàr torna in tutta la sua spumeggiante allegria
Secondo appuntamento con la stagione 2005/2006 della sala di piazza Plebiscito. Dopo i Legnanesi, è la volta della compagnia Corrado Abbati con "La vedova allegra", operetta su libretto di Victor Léon e Léo Stein, con musiche di Franz Lehàr, che compie quest’anno cent’anni. Lo spettacolo si terrà giovedì 15 dicembre
La vedova allegra (titolo originale Die Lustige Witwe) compie i suoi primi cent’anni. Per festeggiare la ricorrenza, la compagnia Corrado Abbati, la più affermata compagnia d’operette in campo nazionale, ha realizzato – in accordo con la casa editrice milanese Suvini Zerboni – una nuova e importante produzione, per la regia di Corrado Abbati, che si avvale della preziosa assistenza di Artemio Cabassi per i costumi e di Alfredo Troisi per le scene, di Stefania Brianzi per le coreografie e di Marco Fiorini per la direzione musicale.
Il prestigioso allestimento, a cui è stata data l’esclusiva di esecuzione in Italia per tutto il 2005, approda al teatro Sociale di Busto Arsizio, dove verrà presentato giovedì 15 dicembre (ore 21), nell’ambito della stagione 2005/2006, che è stata inaugurata, lo scorso novembre, con la comicità genuina e i lustrini da gran varietà della compagnia I Legnanesi di Felice Musazzi con il loro nuovo Bu… come buleta.
Scriveva Eugenio Montale che «la storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C’è chi sopravvive». E Hanna Glavari, la conturbante ‘Lustige Witwe’ nata dalla fervida fantasia di Victor Léon e Léo Stein, autori del libretto de La vedova allegra, le cui musiche portano la firma di Franz Lehar, è sopravvissuta ed è pronta ad incontrare, ancora una volta, il pubblico, a farlo divertire e sognare come avvenne il giorno del debutto, il 30 dicembre 1905, nell’austriaco Theater an der Wien, lo spazio che tenne a battesimo anche la Sinfonia Eroica e il Flauto magico.
L’appuntamento è per tutti all’ambasciata dell’immaginaria nazione del Pontevedro (un chiaro riferimento al Montenegro, ndr), a Parigi, città mito della mondanità, che per una sera prenderà vita, come per magia, sul palco di piazza Plebiscito. E’ qui che la giovane vedova incontrerà il barone Zeta, a cui è stata dato l’incarico di trovare un nuovo marito – pontevedrino – alla donna. Il motivo di questo appuntamento è semplice: se la signora Glavari passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca nazionale pontevedrina e per il piccolo Paese sarebbe la rovina economica. La ricca dote deve, dunque, rimanere – a tutti i costi – in patria. Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione per una simile impresa, ma il conte Danilo potrebbe andare benissimo. Il barone Zeta tenta di convincerlo ad accettare l’arduo compito. Lui, però, non vuole ascoltare ragioni: in passato ha avuto una storia d’amore, finita male, con Hanna. Da parte sua la vedova, non ha mai smesso di amare Danilo, e fa di tutto per farlo ingelosire. Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e il diplomatico francese Camillo de Rossillon. I due si danno convegno in un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta, quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Hanna. La vedova sorpresa con Camillo! E’ il parapiglia, Danilo furioso abbandona la festa. Tutto ormai sembra compromesso ma Njegus, vero deus ex-machina, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna la sua passione per il conte. La patria è salva. D’ora in poi la signora Glavari non sarà più ‘la vedova allegra’, ma la felice consorte di Danilo Danilowitch.
«Bisogna essere molto esperti, dedicarsi al genere, avere conoscenza dell’opera dietro a sé, – ebbe, infatti, a dire Franz Lehàr, a cui si devono anche altri famosi lavori come Wiener Frauen, Eva e Das Land des Laechelns – e tutto questo ancora non basta se non si ha quell’innato non-so-che, quella predisposizione di pochi all’operetta».
«Gioia e rigore – spiega il regista Corrado Abbati – sono i due cardini su cui gioca quest’edizione» de La vedova allegra. Un’edizione che vuole essere elegante, ma anche classica, ossia il più fedele possibile a quella serenità narrativa, simbolo di un’Austria felix prossima a scomparire, e a quel meccanismo drammaturgico, magico e di sublime teatralità, a cui Franz Lehàr pensò cent’anni fa, e che hanno fatto della storia d’amore e di seduzione di Hanna Glavari una delle vicende più apprezzate degli amanti del genere operettistico.
Il costo del biglietto è di € 25 per il I settore platea, € 20 per il II settore platea e € 18 per la galleria. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare gli uffici del teatro Sociale allo 0331.679000.
La vedova allegra (titolo originale Die Lustige Witwe) compie i suoi primi cent’anni. Per festeggiare la ricorrenza, la compagnia Corrado Abbati, la più affermata compagnia d’operette in campo nazionale, ha realizzato – in accordo con la casa editrice milanese Suvini Zerboni – una nuova e importante produzione, per la regia di Corrado Abbati, che si avvale della preziosa assistenza di Artemio Cabassi per i costumi e di Alfredo Troisi per le scene, di Stefania Brianzi per le coreografie e di Marco Fiorini per la direzione musicale.
Il prestigioso allestimento, a cui è stata data l’esclusiva di esecuzione in Italia per tutto il 2005, approda al teatro Sociale di Busto Arsizio, dove verrà presentato giovedì 15 dicembre (ore 21), nell’ambito della stagione 2005/2006, che è stata inaugurata, lo scorso novembre, con la comicità genuina e i lustrini da gran varietà della compagnia I Legnanesi di Felice Musazzi con il loro nuovo Bu… come buleta.
Scriveva Eugenio Montale che «la storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C’è chi sopravvive». E Hanna Glavari, la conturbante ‘Lustige Witwe’ nata dalla fervida fantasia di Victor Léon e Léo Stein, autori del libretto de La vedova allegra, le cui musiche portano la firma di Franz Lehar, è sopravvissuta ed è pronta ad incontrare, ancora una volta, il pubblico, a farlo divertire e sognare come avvenne il giorno del debutto, il 30 dicembre 1905, nell’austriaco Theater an der Wien, lo spazio che tenne a battesimo anche la Sinfonia Eroica e il Flauto magico.
L’appuntamento è per tutti all’ambasciata dell’immaginaria nazione del Pontevedro (un chiaro riferimento al Montenegro, ndr), a Parigi, città mito della mondanità, che per una sera prenderà vita, come per magia, sul palco di piazza Plebiscito. E’ qui che la giovane vedova incontrerà il barone Zeta, a cui è stata dato l’incarico di trovare un nuovo marito – pontevedrino – alla donna. Il motivo di questo appuntamento è semplice: se la signora Glavari passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca nazionale pontevedrina e per il piccolo Paese sarebbe la rovina economica. La ricca dote deve, dunque, rimanere – a tutti i costi – in patria. Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione per una simile impresa, ma il conte Danilo potrebbe andare benissimo. Il barone Zeta tenta di convincerlo ad accettare l’arduo compito. Lui, però, non vuole ascoltare ragioni: in passato ha avuto una storia d’amore, finita male, con Hanna. Da parte sua la vedova, non ha mai smesso di amare Danilo, e fa di tutto per farlo ingelosire. Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e il diplomatico francese Camillo de Rossillon. I due si danno convegno in un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta, quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Hanna. La vedova sorpresa con Camillo! E’ il parapiglia, Danilo furioso abbandona la festa. Tutto ormai sembra compromesso ma Njegus, vero deus ex-machina, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna la sua passione per il conte. La patria è salva. D’ora in poi la signora Glavari non sarà più ‘la vedova allegra’, ma la felice consorte di Danilo Danilowitch.
«Bisogna essere molto esperti, dedicarsi al genere, avere conoscenza dell’opera dietro a sé, – ebbe, infatti, a dire Franz Lehàr, a cui si devono anche altri famosi lavori come Wiener Frauen, Eva e Das Land des Laechelns – e tutto questo ancora non basta se non si ha quell’innato non-so-che, quella predisposizione di pochi all’operetta».
«Gioia e rigore – spiega il regista Corrado Abbati – sono i due cardini su cui gioca quest’edizione» de La vedova allegra. Un’edizione che vuole essere elegante, ma anche classica, ossia il più fedele possibile a quella serenità narrativa, simbolo di un’Austria felix prossima a scomparire, e a quel meccanismo drammaturgico, magico e di sublime teatralità, a cui Franz Lehàr pensò cent’anni fa, e che hanno fatto della storia d’amore e di seduzione di Hanna Glavari una delle vicende più apprezzate degli amanti del genere operettistico.
Il costo del biglietto è di € 25 per il I settore platea, € 20 per il II settore platea e € 18 per la galleria. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare gli uffici del teatro Sociale allo 0331.679000.
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