La prima volta di “Piero Chiara” con la Prealpina
L'ultimo libro di Mauro della Porta Raffo, pubblicato da Macchione editore, sarà venduto insieme al quotidiano
Quotidiano più libro, un’accoppiata che gli esperti di marketing chiamano "bundling". Un abbinamento vincente, entrato ormai nelle abitudini dei lettori italiani. Un’intuizione avuta nel 1992 da Walter Veltroni, allora direttore dell’Unità. Da giovedì 15 dicembre, al prezzo di tre euro (più il quotidiano), anche la Prealpina, per la prima volta, avrà il suo "bundling". Infatti con lo storico quotidiano cittadino sarà venduto il libro "Piero Chiara", scritto da Mauro della Porta Raffo e pubblicato da Macchione Editore nella collana i "varesini illustri" di Luigi Orrigoni. Una scelta importante che batte tutti sul tempo, perché proprio nel 2006 ricorrerà il ventennale della morte dello scrittore, avvenuta il 31 dicembre del 1986.
Un libro corale, dove gli scritti e i ricordi dell’autore si affiancano alle testimonianze di Bruno Lauzi, Dino Risi, Nanni Svampa, Vittore Frattini, Leonardo Mondadori e Massimo Bertarelli. Il volume contiene immagini firmate dal grande Giorgio Lotti, da Enrico Lamberti e dallo studio Oprandi. Momenti di vita dello scrittore varesino, ritratto con ospiti e amici illustri, che hanno segnato la cultura del Novecento non solo italiano: Giuseppe Ungaretti, Mario Soldati, Dino Buzzati, Giorgio Bassani, Vittorio Rossi.
"Piero Chiara" è stato presentato al Salone Estense di fronte ad un pubblico numeroso. Non una lezioncina sulla poetica o sulla scrittura di Chiara, ma un ricordo sentito. A partire da Mauro della Porta Raffo che, visibilmente commosso, ha voluto leggere un suo scritto in cui descrive l’ultimo incontro con "il maestro", per continuare con Roberto Ferrario, direttore della Prealpina, che ha ricordato le frequenti visite dello scrittore in via Tamagno. Chiara infatti andava spesso in redazione per proporre giovani talenti artistici o come ambasciatore politico "liberale" di personaggi di primo livello come Giovanni Malagodi, Enzo Bettiza e Cesare Zappulli. «L’ho conosciuto nel 1982 – ha detto Ferrario -. Fu il primo a inventarsi le visite ai giornali: un corteo di persone in via Tamagno preannunciava l’arrivo di Chiara con qualche politico importante, ed era già una notizia. Veniva in redazione anche per proporre giovani artisti esordienti. Mi diceva spesso che dovevo disfarmi della Prealpina per darmi alla televisione, quelli erano gli anni in cui nascevano le tivù private e mi portò anche ad un incontro a Milano con la famiglia Mondadori».
«Io ho conosciuto Piero Chiara quando avevo tredici anni. Questo è un libro importante per la mia generazione, perché quella era una Varese di serie a: la Varese dei Rusconi, dei Borghi, in cui Chiara era il fulcro di un contesto culturale che esprimeva Guttuso, Fontana, Morlotti. Quando veniva in visita al liceo artistico amava parlare con gli studenti» ha ricordato lo scultore Vittore Frattini.
I libri di Piero Chiara sono stati tradotti per il grande schermo, a Massimo Bertarelli il compito di parlarne nel libro. «Sono sette i film tratti dai suoi libri, peccato che, a tirare delle somme, siano tutt’altro che magnifici. Dal mazzo dei sette film, tra le scartine si possono tirare fuori due assi: "Venga a prendere il caffè da noi", tratto da "La spartizione", e "La stanza del vescovo", dal romanzo omonimo. Non è un caso che siano stati diretti da due grandi registi, rispettivamente Alberto Lattuada, e il vispo ottantenne Dino Risi».
Il rimpianto cinematografico è dell’attore e chansonnier Nanni Svampa, che doveva interpretare "Il pretore di Cuvio" in un film mai realizzato. «Preparò la sceneggiatura con Beppe Cino nella sua mansarda di Varese. Siamo andati insieme a Roma per contattare società di produzione cinematografiche, purtroppo senza risultato»
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