“Maledetti figli di Giuda, vi prenderemo”: la parola allo storico
Franco Giannantoni, autore della prefazione, espone il contesto dell'epoca cui è dedicato l'ottimo lavoro di Francesco Scomazzon
Di questo quadro alla base dell’opera di Scomazzon parliamo con l’autore della prefazione, lo storico e giornalista Franco Giannantoni (foto), persona dalle opinioni nette e priva di peli sulla lingua anche quando si parla della "sua" Varese. "Ho seguito con ammirazione il lavoro di Scomazzon fin dall’inizio" racconta Giannantoni. "Francesco si è laureato a Milano nel 2003 con una tesi che ha poi espandso con ricerche d’archivio in Italia e in Svizzera per trarne il libro; ora lavora per il Fondo Nazionale Svizzero, per interessamento del prof. Fabrizio Panzera, docente di Storia della Svizzera a Milano. Del resto in Italia opportunità per giovani ricercatori ce ne sono sempre meno".
Dall’altra parte del confine, nel Varesotto, al servile e zelante collaborazionismo delle autorità saloine, in una provincia "blindata" dai militari per la presenza di importantissime industrie di guerra, spesso sfollate dalle città bombardate, si contrapponeva l’eroismo di un pugno di laici e religosi che, a rischio della vita, falsificavano documenti e aiutavano i ricercati a fuggire. "L’elenco di quanti aiutarono g li ebrei è lungo, vi furonoi esponentid el basso clero, come don Pietro Folli di Voldomino di Luino, suor Lina Manni della Congregazione delle Suore di San Giuseppe, scomparsa quest’anno alla veneranda età di cent’anni, don Natale Motta, l’organizzazione cattolica antifascista O.s.c.a.r., la rete del Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) nelle mani dell’ing. Giuseppe Bacciagaluppi. Ma su tutti si staglia la figura di Calogero Marrone, deportato e ucciso a Dachau, lui funzionario pubblico di Salò, per aver falsificato documenti con cui salvare vite umane".
"È importante perchè copre un vuoto storiografico sull’argomento. Il mito del varesino brava gente non regge all’esame di Scomazzon, accanto ai Marrone abbiamo tanta indifferenza, il servilismo zelante delle autorità fasciste, i tedeschi accolti quasi a braccia aperte da molti, troppi dopo l’8 settembre." Il ritratto è impietoso. E la Varese di oggi? "Ha mille facce, una città che da un lato amo e dall’altro detesto. Il neofascismo vi fa breccia e vi assume potere nell’indifferenza delle autorità, giungendo a controllare i locali del centro, ma anche molti traffici illeciti. La città dovrebbe accettare quest’opera e fare i conti con il proprio passato, nel bene e nel male".
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