Ciclone Sogliano: «Sono stufo, lascio il Varese»
Il patron biancorosso attacca i politici locali: "C'è gente che chiede trasparenza e fa il contrario. Portiamo la squadra in C2 e abbandoniamo a fine stagione"
Un uomo solo al comando, per l’ultima volta. Riccardo Sogliano (nelle foto) ha scelto di presentarsi allo stesso tavolo da cui, quattro mesi fa, aveva presentato le maglie e gli sponsor del Varese tra sorrisi e speranze. Oggi il clima è diametralmente opposto: c’è da rispondere alle accuse lanciate nei giorni scorsi da "Repubblica" e "Il Cittadino di Lodi" (liquidato come "Il corriere dei piccoli" ndr) sui rapporti tra Sogliano stesso, la Lega e la BPI di Fiorani. Ma c’è anche da fare il punto sul "progetto stadio" che il patròn del Varese crede ormai arenato senza speranze.
«Portiamo la squadra in serie C2, poi il disimpegno della famiglia Sogliano dal Varese 1910 sarà totale». La prima sferzata è quella che fa più male ai tifosi e agli appassionati ma, purtroppo, non è la portata principale.
Subito infatti si entra nel merito degli attacchi subiti attraverso i giornali. «Sono state scritte inesattezze gravi: la famiglia Sogliano non ha mai mandato fidejussioni per salvare il Varese. Io ho acquisito la società grazie all’aiuto di alcuni sponsor, ho preso un affidamento garantito personalmente presso la Banca Popolare Italiana della quale sono cliente da tanti anni: io non sono un "furbetto" come qualche giornalista, anche varesino, mi ha definito. E la mia faccia non dev’essere usata sulle locandine in stile "Wanted" come è stato fatto. Il Varese non ha cento lire di debito, e soprattutto non ha mai ricevuto soldi da Fiorani, né per la squadra né tantomeno per il progetto dello stadio. Magari avessi ricevuto un aiuto finanziario! I soldi sono tutti miei».
Sogliano è un fiume in piena, nega senza mezzi termini anche ogni coinvolgimento negli intrecci politici: «Io non sono assolutamente un tramite tra Fiorani, che come ripeto conosco da vent’anni, e la Lega o altri politici. Io conosco e ho invitato Maroni, Giorgetti, Marantelli e anche Bossi perché queste quattro persone sono le uniche che hanno dato una mano istituzionale al Varese quando stavamo sperando nel ripescaggio in serie D. Ma di soldi da parte loro non ne ho mai ricevuti. Sottolineo anche che, per quanto riguarda "+39" (la barca di America’s Cup di cui Sogliano è un manager ndr) il Ministero del Welfare ha concesso il patrocinio gratuito: le spese sono sostenute da soci e sponsor privati, tanto per fare chiarezza».
Sistemata la stampa, il patròn biancorosso passa all’attacco della classe dirigenziale varesina. «Ci sono politici (Sogliano non fa nomi ndr) che sul nuovo stadio chiedono trasparenza, cercano di ostacolare il tutto. E poi vogliono costruire un centro commerciale a 100 metri da qui ed hanno già pronto il progetto. Questa gente non fa il bene della città, pensa solo ai propri comodi, naviga nel torbido. Io ora mi chiamo fuori, così almeno potranno andare avanti a fare quello che preferiscono. A questo punto mi chiedo: fanno paura gli accordi tra sport e affari e sono accettati quelli tra politica e affari?».
Sul tema della trasparenza Sogliano porta prove a proprio favore: «Ho già investito denaro della mia famiglia per sistemare il bar dello stadio, per costruire il campo in sintetico e per dimostrare così la nostra buona volontà. Ci ho rimesso soldi per sostituire la caldaia, visto che dal Comune, come sempre, nessuno è intervenuto. Abbiamo ridato credibilità ad una società che con la gestione precedente era stata azzerata. Ora abbiamo bisogno di risposte immediate, non di promesse vaghe. Anche il commissario, dopo il primo incontro, non si è più fatto sentire né vedere. Per un lavoro come quello dello stadio servono un sacco di permessi: logico che non possano arrivare tutti in un istante, ma qui non c’è alcuna volontà di sostenere un progetto che non dev’essere mio o della squadra di calcio, ma di tutta la città».
Questo è un altro punto che all’ex difensore del Varese in serie A sta a cuore: «Tutta la città ha il diritto di collaborare con il progetto dello stadio. Invece le istituzioni non si fanno vive, evitano di prendere decisioni. Io mi sono adoperato con tutte le mie conoscenze per cercare i fondi necessari e vi ripeto che i soldi ci sono. Non posso fare i nomi dei gruppi disposti a finanziare il progetto, e quindi anche la squadra, perché Varese non è l’unica piazza dove ci sono idee simili, per cui gli investitori preferiscono rimanere coperti finché non arriveranno i via libera politici. Tempo fa Giunta e Consiglio fecero promesse importanti, ora non mi è ancora stata rinnovata la convenzione. E io mi sono stufato: la mia famiglia non si può permettere di mantenere la società, quindi a fine stagione ci faremo da parte. Imprenditori facoltosi ce ne sono, si facciano avanti loro una buona volta. Mi spiace per amici e tifosi che chiedono di tenere duro, ma io la decisione l’ho presa: sono altri gli input che aspettavo, fino ad ora non sono arrivati». Fine delle trasmissioni.
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