Crisi del gas, nessun disagio a livello locale
Preoccupazione da parte dell'Associazione Artigiani. I vertici delle ex municipalizzate gettano acqua sul fuoco
Allarme gas in Europa? La guerra per la fornitura di metano tra Russia e Ucraina sta preoccupando tutta l’Europa Occidentale, Italia compresa, che da Mosca si serve a piene mani. L’84 per cento del gas utilizzato nel Bel Paese proviene dall’estero: i rubinetti più prolifici per l’Italia sono quelli algerini e russi, rispettivamente 36,5 e 35,4 per cento del totale, seguiti poi dai Paesi Bassi e Norvegia con il 24 per cento complessivo e la Libia con l’1 per cento. Con la crisi di queste ore, le importazioni dalla Russia, in particolare dal gestore Gazprom, controllato direttamente dal Cremino, sono calate del 24 per cento, 6 per cento del totale del nostro import. Per il momento i disagi sono limitati all’osso, i russi hanno garantito che le forniture all’Europa saranno ripristinate a breve e le riserve italiane ammontano a 6 miliardi di metri cubi di metano e garantiscono autonomia per 15 giorni in caso di crisi su più larga scala. Se per l’autonomia nazionale non si può parlare di allarme vero e proprio, ad essere preoccupati sono i movimenti dei consumatori e le associazioni di categoria.
«Una crisi degli approvvigionamenti di gas naturale, causata dalle tensioni tra Russia e Ucraina, non farebbe che peggiorare una situazione già pesante per le nostre imprese sul fronte dei prezzi del gas». L’allarme arriva dal Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini e dal Presidente dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese, Giorgio Merletti, i quali ricordano che «i settori produttivi che consumano i volumi più elevati di gas sono: chimica, vetro e ceramica, meccanica e siderurgia, lavorazione carta, agroalimentare e metallurgia. Le regioni maggiori consumatrici di gas ad uso industriale sono l’Emilia Romagna (20,7% dei consumi), Lombardia (18,7%), Piemonte (10,0%) e Veneto (9,1%). Dal 1999 al 2004, il prezzo del gas, al netto delle imposte, per le micro e piccole imprese italiane è aumentato del 55%. Il peso del fisco sul prezzo del gas nel nostro Paese è inferiore alla media europea: incide infatti per circa il 14% contro il 20% della media Ue. Tuttavia non contribuisce a ridurre il divario di costi tra imprese italiane ed europee. Tasse incluse la differenza di prezzo tra micro e piccole imprese italiane ed europee rimane del 22%».
A tranquillizzare gli utenti sono i vertici delle ex municipalizzate della provincia di Varese, Aspem in testa: «Non ci sono problemi per il momento, la situazione è sotto controllo – fanno sapere da via San Giusto -. Se dovesse aggravarsi il problema sarebbe non solo nostro, ma di tutta l’Italia». Sulla stessa lunghezza d’onda Nino Caianiello, presidente di Amsc, società che fornisce energia a Gallarate e dintorni: «A livello locale non ci sono disagi. Il problema vero è a più alti livelli: l’Italia paga lo scotto di anni di politiche sbagliate in fatto di gestione dell’energia. Deve esserci un’evoluzione: le risorse naturali, dal petrolio all’acqua al gas, sono il vero motivo per cui oggi si fanno le guerre, non è più possibile fare finta di niente. Il vero dato da sottolineare è che noi non abbiamo intenzione di alzare le nostre tariffe». Sono tranquilli anche alla Enercom, la società di Crema che ha preso in appalto il servizio di erogazione a Gavirate. Per il momento la situazione è sotto controllo, nessuna segnalazione di allarme è giunta dalle associazioni di categoria. L’Enercom, così come le altre società che gestiscono la distribuzione agli utenti, comprano il gas dall’importatore in monopolio Snam: eventuali variazioni dovranno essere gestite a livello nazionale: «Magari la situazione è destinata a mutare nei prossimi giorni. Ma a livello locale non sono previste iniziative particolari», fanno sapere dalla società cremasca. Che il problema sia nazionale e non locale lo ribadisce anche all’Agesp, ex municipalizzata di Busto Arsizio: «Compriamo energia dai grandi importatori, non sappiamo da quale nazione provenga di preciso. Certo è che una chiusura duratura e definitiva dei rubinetti, russi o di chiunque altro, provocherebbe disagi a livello non solo nazionale, ma europeo».
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