Fognature, si continua a rincorrere l’espansione urbana
L'assessore Fantinati: "Per decenni si è lasciato costruire senza pensare ai servizi: ora ne scontiamo le conseguenze"
Il sogno più proibito dei bustocchi? Un allacciamento alla fognatura. Può sembrare incredibile, nel 2006, ma vaste zone della città, soprattutto in periferia, sono ancora prive di allacciamenti alla rete fognaria. A segnalare il problema, l’e-mail inviataci da un lettore, Marco, da poco trasferitosi da Sesto San Giovanni a Busto Arsizio e rimasto sfavorevolmente colpito dalla mancanza di alcuni servizi (asfltatura, illuminazione ma soprattutto fognature) nella via perifierica in cui risiede, al margine ovest della città.
"Appena giunto, quattro mesi or sono, mi sono reso conto che mancavano una serie di servizi" racconta Marco al telefono. "Abbiamo una strada non asfaltata e piena di buche, senza illuminazione, con gli immaginabili timori per la sicurezza. In più, avere ancora nel 2006 cattivi odori in casa per via della fossa biologica non è il massimo. Ho scritto una lettera al sindaco, ma senza ricevere risposta. Quindi mi sono rivolto direttamente ai funzionari di settore del Comune, e questi mi hanno detto che se voglio l’allacciamento devo contattare per conto mio un geometra, fargli studiare la possibilità tecnica di realizzarlo e fargli presentare un progetto compatibile con gli standard comunali". In altre parole: vuoi il servizio? Te lo paghi.
"In realtà per chi ha necessità di realizzare allacciamenti al di fuori degli interventi già programmati il Comune copre i costi fino al 50%" precisa l’assessore ai lavori pubblici Claudio Fantinati. La verità è che gli uffici competenti stanno rincorrendo l’espansione urbana della città, proseguita per decenni senza troppo preoccuparsi delle infrastrutture essenziali: Fantinati è il primo ad ammetterlo. "Al momento stiamo lavorando sodo per realizzare non allacciamenti periferici, ma tronchi principali delle fognature cittadine. Abbiamo realizzato da poco la tratta dei viali Toscana e Boccaccio a Borsano, e ora abbiamo in cantiere le vie Samarate, Corbetta e Vespri Siciliani (rioni Madonna Regina e Redentore). Negli ultimi anni abbiamo investito in media due milioni di euro l’anno per lavori sulle fognature, cercando di supplire a quanto non è stato fatto in passato". Si conferma dunque, come lamenta Fantinati, un’abitudine tipicamente italiana, quella di lasciar costruire prima, per rinviare poi la parte "scomoda" dei lavori di urbanizzazione: invece di creare i servizi contestualmente alle nuove edificazioni, per decenni si è lasciato il compito ai posteri, con i risultati che vediamo. È anche vero che la mentalità un tempo era diversa, sottolinea l’assessore: le classiche "case in curti" di una volta avevano la latrina a pozzo perdente in mezzo al cortile, e finiva tutto quanto in falda. Solo con l’aumento della sensibilità ecologica si è capito che la rete fognaria non era un lusso, ma una necessità per una città.
Ormai quasi del tutto esauriti gli spazi disponibili (il 70% del Comune è ricoperto d’asfalto e cemento, con qualche fazzoletto di verde qua e là), l’edilizia fiorisce ancora a Busto, ma più che altro nella riqualificazione in senso residenziale di ex zone industriali o di centri storici degradati, aree di norma già servite di illuminazione, fognature, strade. Resta da completare l’urbanizzazione di vari angoli della città, un problema che non nasce certo oggi, ma che il nostro lettore, forse troppo ben abituato dalla natia "Stalingrado d’Italia", ci rammenta. Così gli "ultimi arrivati" delle periferie, come lui, finiscono per doversi ridurre al "fai da te" cofinanziato, o all’attesa fiduciosa che tra qualche anno l’assessorato possa, finalmente, inserire la loro via tra le priorità del momento.
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