Tra rumore e inquinamento: la vita vicino allo scalo

Beppe Balzarini, presidente di Unicomal, racconta anni di disagi causati dal continuo passaggio di aerei sui comuni del sedime aeroportuale

Se a Colmegna si rompono le travi in Chiesa e i cittadini subiscono disagi dal passaggio della vicina ferrovia, non stanno certo meglio nei comuni del sedime aeroportuale di Malpensa. Non è un gara, ma in fatto di disagi e lamentele, i numerosi comitati che si sono formati negli anni per protestare contro il rumore e l’inquinamento causato dal passaggio degli aerei non sono secondi a nessuno. A rappresentare i disagi dei cittadini dei comuni dell’area di Malpensa è da sempre in prima linea Unicomal, guidata dal suo presidente Beppe Balzarini: «La storia dell’allargamento dello scalo varesino è nota: si è passati in pochi anni da 5 milioni di passeggeri in transito agli attuali 17 milioni, con oltre 700 passaggi giornalieri di media a fronte dei 280 previsti ad inizio progetto – spiega Balzarini -. Io abito a Sesto Calende, uno dei 38 Comuni con il centro cittadino situato a meno di 10 chilometri dalle piste. I volumi di traffico merci e passeggeri trasferiti da Linate e da altri scali italiani, Fiumicino in testa, sono aumentati in maniera esponenziale, con conseguenze deleterie per l’ambiente».

«Si è cominciato nei primi anni di Malpensa 2000 con tetti scoperchiati e danni alle abitazioni – continua Balzarini -, cose appurate anche in altri Paesi, dove i governi hanno risarcito i cittadini con il finanziamento di fissanti per le tegole. In Italia si sono beccati denuncie per procurato allarme. I danni che i cittadini dei comuni di Malpensa subiscono sono innanzitutto dovuti al rumore, primo aspetto che salta all’orecchio immediatamente: l’inquinamento atmosferico e acustico è a livelli inimmaginabili e nessuno finora lo ha misurato per adeguare le strutture. Le opere di mitigazione non sono state fatte: il decreto D’Alema che prevedeva la realizzazione di queste opere prima dello sviluppo di Malpensa è stato scavalcato dalla decisione di Bersani di dare il via libera alla crescita indiscriminata dello scalo. Il traffico poi è perennemente intasato e non si intravedono soluzioni all’orizzonte. La sfida per noi a questo punto è di fare pressioni sui sindaci perché approvino in via ufficiale la Vas (Valutazione ambientale strategica) realizzata dal Parco del Ticino. Inoltre portiamo avanti il ricorso all’Unione europea per violazione delle regole sull’impatto ambientale». 

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Pubblicato il 23 Gennaio 2006
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