Bestie di satana, la perversione unico movente

In 401 pagine le motivazioni della sentenza. Alla banda non è stato riconosciuto il vincolo associativo

Sono state depositate le motivazioni della sentenza  contro le Bestie di satana. Lo scorso 31 gennaio la Corte d’Assise di Busto Arsizio aveva condannato Nicola Sapone a due ergastoli, Paolo "Ozzy" Leoni  e Marco Zampollo a 26 anni, Eros  Monterosso a 24 anni, Elisabetta Ballarina 24 anni e 3 mesi, ma non aveva riconosciuto il vincolo dell’associazione a delinquere. Una scelta apparsa ad alcuni paradossale, e che viene motivata nelle 401 pagine che spiegano la sentenza.

L’accusa, sostenuta dai pm Antonio Pizzi e Tiziano Masini, sosteneva il vincolo associativo per i reati, ma i giudici scrivono: "gli imputati sono stati protagonisti di un’escalation di violenza culminata nella soppressione premeditata di Chiara Marino e Fabio Tollis, la notte del 17 gennaio 1998. Gli efferati omicidi di Tollis e Marino furono quindi eventi di ideazione estemporanea ed occasionale". Dopo Chiara e Fabio fu indotto al suicidio Nadrea Bontade, in quanto ritenuto "traditore degli ideali satanici ".
Mariangela Pezzotta fu uccisa sei anni dopo, essendo divenuta "pericolosa" per il gruppo, da cui si stava allontanando. Secondo Volpe fu Sapone a dare l’ordine di liquidarla verso il Natale del 2003. 

Nel corposo tomo recante le motivazioni della sentenza i giudici dipingono il ritratto dei singoli imputati. Nicola Sapone (foto) è descritto come un individuo affetto da "un grado sconcertante di perversione, sadismo e ferocia". Per Elisabetta Ballarin le uniche attenuanti concesse sono dovute alla giovanissima età che la ragazza aveva ai tempi degli efferati delitti. La Ballarin ha infatti avuto un ruolo determinate nel delitto Pezzotta in quanto "perfettamente consapevole dell’agguato che Volpe sta preparando per Mariangela e, anche se non ne conosce i motivi, offre il suo contributo morale e materiale alla condotta aggressiva del fidanzato". Inoltre, avrebbe aiutato Volpe e Sapone a seppellire Mariangela, non ancora morta, nella serra dello chalet di Golasecca (dove fu finita a badilate dal Sapone) e a pulire la cucina sporca di sangue.

Nessuna attenuante per Paolo Leoni, a casa la notte dell’omicidio, ma personalità forte all’interno del gruppo, abilissimo ad allontanare i sospetti di Michele Tollis dal bar Midnight, luogo in cui la setta era solito ritrovarsi. Per Eros Monterosso il riconoscimento di un ruolo di spicco all’interno delle Bestie, tanto da farne una delle menti organizzative del duplice omicidio . Monterosso non prese parte nè all’uccisione di Fabio e Chiara, nè partecipò all’occultamento dei loro corpi. Quella sera non si avvicinò al luogo del delitto neache Marco Zampollo: il suon compito era quello di portare Fabio all’appuntamento con la morte.

Quanto alla premeditazione, essa è stata riconosciuta solo per Sapone, e non per la setta nel suo complesso: "Non è sufficientemente provato che l’ordine arrivasse dalla setta", così scrivono i giudici. Infatti a quell’epoca molti si erano già allontanati dal gruppo.

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Pubblicato il 05 Maggio 2006
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