Candidati alle prese con i precari

I lavoratori precari del Comune chiedono impegni precisi ai "futuri" sindaci in un incontro al palazzo della cultura

“Se la mia mamma è precaria, come può mantenermi durante l’estate?”. Questa l’ultima domanda dell’incontro di ieri posta da un bambino preoccupato per il lavoro del genitore. Il confronto tra i candidati sindaci per il capoluogo e i 180 lavoratori precari del comune di Varese è stato organizzato lunedì 22 maggio dalle Rsu della pubblica amministrazione varesina in vista delle elezioni del prossimo fine settimana.

All’incontro presso la palazzina della cultura del Comune erano presenti Antonio Conte, candidato sindaco del centrosinistra e Alessio Nicoletti, ex assessore alla viabilità ed ora capolista di Movimento Libero. Assente Attilio Fontana, in lizza per la poltrona di primo cittadino per la Casa delle Libertà, rappresentato dall’ex assessore al Bilancio della giunta Fumagalli, Paolo Soletta.

Agli invitati secondo le regole dei moderni dibattiti sono stati concessi in ordine alfabetico cinque minuti ciascuno di presentazione e tre minuti per rispondere alle domande poste dai presenti in sala.

Ha iniziato Antonio Conte, che ha definito abnorme la presenza di 180 precari che svolgono compiti permanenti nel settore dell’educazione e della manutenzione. «Il dato – sostiene Conte -, è sintomo di pessima amministrazione perché non esiste né l’alibi del risparmio né quello della finanziaria, dal momento che l’ultima assunzione è avvenuta nel ’96». Per il candidato dell’Unione la soluzione auspicata è lo sblocco delle assunzioni da parte del governo. In caso contrario, sarà possibile ricorrere alla costituzione di aziende interamente controllate dal comune per gestire il personale o, in alternativa, stralciare dal bilancio la quota per il personale in modo che venda amministrato separatamente.

Alessio Nicoletti scarta invece ogni soluzione che deleghi a società esterne la soluzione al problema del precariato nella pubblica amministrazione. La giunta comunale è l’espressione della cittadinanza, mentre il consiglio di amministrazione non deve rendere conto agli elettori. In secondo luogo Nicoletti sostiene che un ‘amministrazione deve garantire innanzitutto un servizio non preoccupandosi del reddito e, in alcuni casi e settori, può anche permettersi di andare in perdita se serve. La promessa elettorale è quella di assicurare un contratto a tutti i 180 dipendenti, anche nel caso in cui la finanziaria resti immutata. Il candidato sindaco afferma:”mi prenderò la responsabilità delle assunzioni anche a costo di un braccio di ferro con il governo”.

Paolo Soletta inizia invece il suo discorso rimarcando l’esubero di personale del Comune di Varese, eccedenza di cui non si ritiene responsabile. Scartando immediatamente l’ipotesi che la prossima finanziaria possa cambiare atteggiamenti riguardo le assunzioni, punta tutto sull’esternalizzazione del personale come soluzione semplice ed immediata al problema di garantire un contratto stabile. Queste società a partecipazione comunale, di cui Aspem è un felice esempio, non solo non comporterebbero spese aggiuntive, ma potrebbero anche produrre utili. Anche in caso di sblocco delle assunzioni, Soletta prevede realisticamente non più di 16 assunzioni e all’obiezione di mancanza di investimenti in strutture e servizi sociali ed educativi, l’ex assessore risponde:  “ comprendo che i desideri e le aspettative della cittadinanza, ma purtroppo le risorse sono limitate”

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Pubblicato il 23 Maggio 2006
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