“Frutti amari” contro la guerra
Quattro ragazzi dai 12 ai 16 anni hanno dato vita a uno spettacolo che ripropongono all'interno di Librando
Il più grande ha sedici anni. Dei due attori in scena Nicola Tagliaferro fa il secondo anno del liceo scientifico, Samuele Sartori, la seconda media mentre Matteo De Marinis, il batterista, la seconda classe dell’artistico e Simone Miotello, il tecnico, stesso anno all’Itis.
In comune un’amicizia familiare, ma soprattutto la passione per il teatro. E così hanno iniziato a lavorare insieme su un testo e sulle scene. Ne è venuto fuori "Frutti amari – Nex inside", uno spettacolo di circa un’ora con un filo conduttore forte contro la guerra. Una narrazione intensa, accompagnata da suoni legati solo alle percussioni e dalla scansione di immagini proiettate dietro il rapido muoversi dei due attori.
"Siamo qui perché vogliamomo dirci e dirvi una cosa, a noi la guerra ci fa schifo", è l’inizio sussurrato e poi gridato delllo spettacolo. Un lavoro che gli è valso già due momenti in scena. La prima in un ascuola dell’Altomilanese all’interno di un’iniziativa organizzata da Emergency. Il secondo nella comunità dell’Anfaas di Maddalena. La loro giovane età non li ha dissausi dal presentarsi al pubblico ed ecco la ragione della loro presenza in un palcoscenico di casa a Samarate all’interno di Librando.
"Ci siamo ritrovati per un anno intero, – racconta Samuele, – All’inizio avevamo in mente la figura dell’assassino. Ci siamo ispirati alla Città invisibili di Italo Calvino".
Ma come vi è venuto in mente di fare uno spettacolo contro la guerra?
Nicola: «Ci siamo accorti che nessuno aveva fatto uno spettacolo contro la guerra così come la pensavamo noi. Noi non crediamo di raccontare la verità, ma solo come la vediamo noi».
Samuele: «L’assassino è una persona normale, non vorrebbe uccidere ma lo fa perché costretto dai potenti. La televisione fa vedere solo quello che vuole e anche quando la fa vedere la violenza sembra finta».
Alla vostra età è strano occuparsi di questioni così complesse, come vi vedono i vostri coetanei?
Samuele: «Noi ci siamo divertiti in questi mesi. Quando ci trovavamo a scrivere o a fare l prove per un po’ si lavorava poi si giocava e stavamo bene insieme. Insomma continuiamo a fare gli stupidi».
Nicola: «Dipende molto da come sei stato educato. Ci sono alcuni curiosi, altri che appena sanno di cosa parliamo non ne vogliono sapere niente e dicono che buttiamo via il nostro tempo».
Siete soddisfatti del risultato?
Samuele: «Tantissimo perché siamo riusciti a raccontare quello che volevamo e ci fa piacere che le persone ci ascoltino».
Nicola: «È stato un bel lavoro perché abbiamo potuto dire quello che credevamo. Quando ci sono cose che non condividi serve prendere una posizione e a volte le persone preferiscono non farlo. Hanno paura. Noi siamo riusciti»
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