Provincia, quelli che… ci credono ancora
Lega Padana Lombardia e Margherita trovano punti di contatto e rilanciano il dibattito sull'autonomia territoriale
Le vie del Signore sono infinite, ma quelle della politica sono ancora di più. Se ne è avuta la geometrica dimostrazione ieri sera a Villa Tovaglieri, quando, complici le imminenti amministrative, si è saldata una delle più imprevedibili sante alleanze: quella in tema di autonomie locali fra la Margherita bustese, che propone la soluzione-ponte del comprensorio interprovinciale, e la Lega Padana Lombardia (che a Busto si presenta come Lega per Busto provincia-Lombardia). In teoria avrebbe dovuto trattarsi di un incontro pubblico fra la Lega
"ufficiale" o "bossiana" ("berlusconiana" secondo i suoi detrattori) e
quella "ribelle", ma nessun leghista si è presentato. Si è pensato
allora di convocare tutti i candidati sindaci, ma le uniche anime pie prestatesi, oltre a Diego Gallarate, sono state Antonello Ferioli di
Italia Futura e Valerio Mariani, giunto sul tardi dal concomitante
appuntamento della CdO alla Fondazione San Giacomo. Un flop?
Nient’affatto secondo Gallarate, dettosi "entusiasta" per i punti di
contatto trovati e lo spirito franco e fecondo della discussione.
"Busto provincia" è lo slogan scelto per la tornata elettorale dai leghisti "ribelli" (fra loro Pietro Checchi,
ex esponente di punta delle Guardie Padane, "camicia verde" espostasi
in tante occasioni, accorso a testimoniare gli ideali con la sua
presenza) . Ma il discorso non è tanto Busto
capoluogo (che non è un
dogma, si accetta benissimo l’idea di un capoluogo "distribuito" come
nel Verbano-Cusio-Ossola), quanto ottenere una vera autonomia per il
territorio. Che poi la provincia si
chiami dell’Alto Milanese, del Seprio, o del Seprio-Alto
Milanese-Malpensa (SAM), è il meno.
L’argomento è stato affrontato con una discussione vivace che ha coinvolto il (poco)
pubblico presente e la stampa. Ad introdurre l’annosa questione era
l’avvocato Walter Picco Bellazzi,
coordinatore dell’Ulivo e da almeno vent’anni in prima linea su questi temi. Bellazzi ha ripercorso il fallimento di uno sforzo che nel ’93 era sembrato ad un passo dal realizzarsi: poi la
Tangentopoli locale spazzò via un’intera classe politica, colpevoli e
innocenti insieme. "Abbiamo perso il treno, l’ultimo vagone l’ha acchiappato Monza" è l’amara analisi
dell’avvocato. Ma chissà che non si riesca a
ricostruirsi il treno, bullone per bullone. Come?
Se ne è discusso a
fondo, e sono emerse due vie maestre convergenti: una è quella
intrapresa dai partiti con uno sforzo trasversale e l’altra, dal basso, dai Comuni, tramite accordi locali (Pisl, piani di zona ecc., consorzi ecc.), come sostenuto da un cittadino presente all’incontro ed esemplificato dai successi dei sette Comuni della della Valle Olona, ampiamente esposti da un collega della stampa locale.
Busto esce umiliata dal paragone con la Valle Olona: come ricordava Picco Bellazzi, la città ha perso progressivamente l’indipendenza e le sedi delle più importanti istituzioni, dall’Unione Industriali confluita in Univa fino alle più importanti aziende nazionali e a molti uffici pubblici. Per il coordinatore ulivista le amministrazioni Tosi e Rosa hanno condotto all’isolamento più totale, con esiti talora grotteschi (una strada asfaltata a metà – quella olgiatese – al confine con Olgiate, una chicane per raccordare una strada in mezzo al niente al confine con Magnago…). Quanto ai fallimenti del centrodestra in questa direzione, Bellazzi è
netto: "La concentrazione di varesini al potere a Roma nel 2001-2006 non
si ripeterà mai più. Ditemi cos’hanno portato alla nostra terra…" Anche i tentativi condotti tramite parlamentari non hanno avuto esito. "Comunque ha fatto più Stelluti nel suo ultimo mese da deputato nel 2001 che non Volonté in cinque anni" ricordava Bellazzi; " e almeno il senatore Caruso di AN, quando ho chiesto una corte d’appello a Busto, si è dato da fare, ma si sono messi di mezzo i legnanesi che la volevano a loro volta". Il campanilismo è uno dei peggiori nemici dell’idea di provincia; ma è nulla confronto al peso politico di Varese e Milano. Quest’ultima, in particolare, dovrà prima o poi ergersi in città metropolitana, trasformando la sua provincia in "una congerie di municipalità – non più Comuni – la cui urbanistica sarà decisa a Milano: allora forse le coscienze si risveglieranno".
Per Gallarate come per Ferioli, un ostacolo pesante sono le ingerenze partitiche, fattesi più forti con l’ultima, contestata legge elettorale. Finchè le strutture dei partiti tradizionali saranno dominanti, con le segreterie provinciali incombenti su quelle locali, sarà difficile poter agire in libertà, argomentano. "Busto va presa a schiaffi e svegliata, serve provocare la discussione: dobbiamo abbattere i muri ed entrare in sinergia con gli altri Comuni, senza prevaricazioni nè isolazionismi. Non è un’iniziativa elettorale la nostra: continueremo a discutere e lavorare anche dopo: il sito www.bustoprovincia.com sarà il nostro forum di discussione" ha dichiarato Gallarate. Un contributo infine è stato portato anche da Giulio Arrighini, consigliere provinciale per la Lega Padana Lombardia a Brescia e già deputato per la Lega dal ’92 al ’96, prima di rompere con il partito di Bossi. "la Lombardia purtroppo è divisa in una Grande Milano che fagocita tutto, e in un’unica grande periferia provinciale sottorappresentata": da Roma ladrona a Milano padrona il passo è breve.
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