Bertolo: una vita nel tessile varesino più “in”

Prima T & J Vestor, poi Missoni: due volte la vita dell'azienda di Vergiate è stata scossa dietro la spinta dei grandi del tessile. E ora? intervista a Isabella Giubbilei

Quella dei Giubbilei e dei Bertolo è un’azienda tessile familiare, di quelle che si conoscono bene in questa provincia: fatta per caso e per fortuna, portata avanti in famiglia e con lo zampino del destino, che porta con sè generi o nuore che non solo aiutano a proseguire negli affari ma danno magari un quid in più all’attività.  Aziende il cui marchio è stato per lunghi anni ignoto o poco conosciuto, ma che può raccontare una storia parallela ad alcuni dei marchi più famosi nel mondo.

Come la storia della Isabel, azienda vergiatese che produce il marchio di maglieria fine Bertolo Cashmere. Una storia di varesini che diventano terzisti, fanno incontri che cambiano la vita e poi continuano a vivere con il proprio marchio. «Le aziende sono nate negli anni ’50 con i miei genitori: che erano terzisti, inizialmente. Negli anni ‘80 poi, abbiamo iniziato a produrre una nostra collezione, ed eccoci qui»

Riassume in due parole la sua vita così, Isabella Giubbilei. Sembra niente, sembra la solita storia di tutti. E invece a insistere le cose cambiano. Come quando le chiedo di suo marito, con lei alla fiera di Dusseldorf: si sono divisi i compiti, lei sta nello stand dedicato alla moda maschile. Lui, Giuseppe Bertolo, in quello della moda femminile:  «Correva in macchina per la Fiat: era pilota ufficiale, mentre studiava medicina. Niente faceva immaginare che avrebbe messo su un’impresa tessile. Poi invece abbiamo cominciato a lavorare insieme e ci siamo aggiunti ai miei genitori, che poi si sono ritirati. Il risultato è un’azienda, che si chiama Isabel snc come me, mentre il marchio è Bertolo, che è il cognome di mio marito:  così siamo contenti tutti»

 

La storia da terzisti dei suoi, poi, non è poi così usuale: ogni spinta al cambiamento è dovuta a nomi che nel tessile varesino sono diventati famosi in tutto il mondo. «Mio padre aveva un’azienda di trasformazione filati, l’azienda di confezione è nata perché la mia famiglia era amica dei Torrani, quelli di T & J Vestor: Renzo Torrani aveva da fare vestaglie così ha parlato con mia mamma, proponendogli di mettere su una confezione, cosa che ha fatto.  Alcuni anni dopo da noi è arrivato Ottavio Missoni, che allora lavorava in una cantina: aveva bisogno che gli realizzassimo delle maglie, e noi abbiamo accettato. Così, siamo diventati i primi terzisti di Missoni, quando ancora il mondo non aveva idea di chi fosse.  E suoi terzisti lo siamo stati per più di 25 anni».

 

 

Il futuro però, per i Bertolo, è grigio come lo vedono tutti quelli del settore. «Abbiamo due figli, di 20 e 21 anni ma non hanno intenzione di succederci. Mia figlia fa ingegneria gestionale, e mio figlio economia e commercio: sono tutti e due seri e determinati,  sarebbero perfetti alla guida di una azienda. Ma se la situazione mondiale non cambia, siamo noi a sconsigliar loro questo passo. E’ un momento troppo difficile per il tessile». Accidenti, sarebbe davvero un peccato.

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Pubblicato il 31 Luglio 2006
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