Il made in Italy vola con il Mondiale
Segnali di ripresa per il tessile italiano grazie anche all'impresa degli azzurri
Dopo anni di autarchia germanica e dopo l’invasione cinese la Germania sembra riscoprire l’appeal italiano, che era scontato fino alla caduta del muro ma che dagli anni novanta in poi era stato quasi bandito tra i tedeschi. A dire se sarà davvero così, ovviamente, ci penseranno solo le vendite, i consuntivi di questa fiera di Dusseldorf.
Intanto, a dare l’idea che l’Italia resta sempre nel cuore di chi fa e vende moda, ci pensano alcuni particolari "rubati" tra i padiglioni: tra di essi ce n’è di quasi buffi, come la marca tedesca "Cafone", che dovrebbe garantire una ispirazione decisamente made in Made in italy, o l’inclassificabile marchio "Bruno Banani" di intimo, che può avere un appeal serio soltanto oltralpe (ma tant’è, sempre di portare in giro del presunto "italian style" si tratta). Da segnalare un marchio Barberini, che non è romano come si potrebbe pensare ma di Parigi. E non manca neppure un "Rio Romano" proveniente da monaco di Baviera: ma per questo dovete solo fare atto di fiducia perchè non è stata consentita la foto al marchio. Che se ne vergognassero un po’?
Ben rappresentate invece le magliette varesine dell’orgoglio italiano, realizzate da due degli standisti di Varesemoda: un orgoglio che quest’anno si può sbandierare in maniera ancora più evidente del solito. Siamo o non siamo campioni del mondo?
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