L’Insubria in un network internazionale per studiare i tumori
La facoltà di farmacologia sperimenta una tecnica molecolare per vincere la resistenza di alcuni tumori alla radioterapia. Lo studio condiviso con Belgio e Sudafrica
Inibire l’espressione dei geni che rendono alcuni tumori resistenti alla radioterapia: è una possibile applicazione dell’ “RNA Interference”, una tecnica di biologia molecolare che la sezione di farmacologia dell’Università dell’Insubria con sede a Busto Arsizio sta sperimentando in collaborazione con l’Ateneo belga di Ghent e la iThemba Labs, istituzione governativa Sudafricana che coordina diverse strutture di ricerca e cura dei tumori nel continente africano.
La iThemba Labs è una delle poche realtà al mondo ad utilizzare la radioterapia a neutroni veloci. «Rispetto ai raggi gamma, più comunemente utilizzati, – spiega il Dr. Gianpaolo Perletti, ricercatore dell’Università dell’Insubria e coordinatore del team di Busto Arsizio coinvolto nel progetto – i neutroni sono dotati di un maggiore potere distruttivo sulle cellule tumorali e risultano quindi particolarmente efficaci nel trattamento di tumori poco ossigenati e di grandi dimensioni.
Nei paesi africani, la diagnosi precoce delle neoplasie non è sempre possibile: molti pazienti vengono sottoposti a terapia quando la malattia è già in fase avanzata, e i tumori sono spesso di dimensioni ragguardevoli».
Nonostante l’impiego di neutroni veloci sia caratterizzato da una elevata “efficacia biologica”, alcuni tipi di carcinomi mammari e prostatici risultano resistenti anche a questo tipo di radioterapia. Ciò dipende verosimilmente dalla capacità delle cellule tumorali di riparare con elevata efficienza i danni generati dai neutroni al proprio DNA: si tratta di un vero e proprio meccanismo di “difesa”, che consente quindi ai tumori di continuare a svilupparsi.
«Obiettivo della nostra ricerca è l’individuazione di strategie molecolari che possano sensibilizzare le cellule tumorali ai danni provocati dai neutroni, in modo da rendere più efficaci gli effetti della radioterapia».
A questo scopo, il progetto prevede l’utilizzo di vettori virali in grado di generare nelle cellule tumorali brevi sequenze di RNA (Short-Interfering RNAs) capaci di bloccare in modo specifico l’espressione di proteine responsabili della riparazione dei danni al DNA (double strand breaks) causati dai neutroni.
Proprio a Busto Arsizio si svolge la prima fase del progetto, che prevede la preparazione dei vettori virali per l’RNA interference, sotto il coordinamento della prof.ssa Elena Monti e del prof. Gianpaolo Perletti, del Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale.
La seconda fase, che si svolge all’Università di Ghent in Belgio, prevede il trasferimento dei vettori virali a diverse linee cellulari tumorali e l’analisi del loro “comportamento” in seguito a trattamenti a base di raggi γ. Coordinano questa parte della sperimentazione la prof.ssa Anne Vral del Dipartimento di Anatomia, Embriologia, Istologia e Medicina Fisica dell’ateneo belga, e il Dr. Perletti. La mobilità dei ricercatori italiani è finanziata da un progetto Interlink, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e dall’Università dell’Insubria.
La terza e ultima fase si svolge presso gli iThemba Labs di Somerset West, dove, sotto la supervisione del Dott. J. Slabbert, verranno analizzate le risposte delle cellule tumorali sottoposte a “RNA Interference” alla radioterapia a neutroni.
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