Ancora nulla di fatto: gli infettivi rimangono chiusi
Ancora nessuna novità per la clinica nuova di zecca pronta da oltre un anno. Il primario: «Mi sento preso in giro»
La prima data era stata fissata per il 20 luglio 2005. Poi rinviata al 30 settembre di quest’anno. La clinica di malattie infettive dell’ospedale di Circolo di Varese, però, langue ancora disabitata.
A nulla sono servite le denunce, gli appelli, raccolti negli ultimi mesi. Così come sono risultate vane le dichiarazioni di intenti della dirigenza, costretta ad attendere i tempi tecnici di collaudi e permessi.
«Sono veramente amarreggiato – spiega il professor Paolo Grossi, primario della clinica – Ho la sensazione che mi si stia prendendo in giro. Se questo è il trattamento che mi riservano, allora mi guarderò in giro….».
Il reparto, trasferito nell’ex pneumologia in attesa della fine dei lavori del nuovo padiglione finanziato sin dall’inizio degli anni ’90, è in condizioni fatiscenti, al limite delle condizioni di sicurezza per pazienti e parenti in visita.
L’ostacolo principale alla sua apertura sembrerebbe l’inchiesta giudiziaria aperta dalla procura antimafia incentrata sulla ditta che aveva vinto l’appalto. L’inchiesta, però, è totalmente svincolata dall’utilizzo della palazzina tant’è che lo stesso professor Grossi aveva ricevuto assicurazioni sulla mancanza di pendenze vincolanti sull’immobile dagli stessi magistrati.
Nel maggio scorso, l’iter burocratico si era rimesso in moto con una raccolta dei collaudi. Ma gli intoppi sono sempre dietro l’angolo e, ad oggi, l’appuntamento per sbrigare gli ultimi ritocchi che precedono l’arrivo dei collaudatori è fissato, ancora una volta, per "la prossima settimana". Se le cose andranno nel verso giusto entro metà novembre la clinica potrà aprire le sue porte: «Nel frattempo stiamo recuperando velocemente la documentazione necessaria per ottenere tutti i permessi necessari all’apertura» assicura il direttore generale Carlo Pampari che, però, non azzarda alcuna data precisa.
Ormai si incrociano le dita, novembre andrebbe bene, appena in tempo prima dell’inizio dell’inverno e del possibile all’allarme sulle epidemie influenzali: «Incrociamo le dita che non accada nessuna emergenza» commenta amaro il professor Grossi.
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