Molinari confermato alla guida della Margherita

Il congresso cittadino ha rinnovato la fiducia al presidente. «Si al Partito democratico, ma evitiamo lanci pubblicitari su pedemontana e Ulivo del nord»

Roberto Molinari (foto sotto) è stato confermato alla guida della Margherita varesina. I delegati, riuniti nel secondo congresso cittadino che si è tenuto domenica 1 ottobre, lo hanno infatti nuovamente eletto alla carica di Presidente, dopo che lo stesso Molinari si era dimesso dall’incarico in seguito alla pesante sconfitta delle elezioni amministrative.

 

Proprio da quella scoppola, in cui la Margherita ha riportato le ferite più gravi tra i partiti del centrosinistra, Molinari  fa partire il suo ragionamento per il futuro: «Sembra paradossale, ma della sconfitta patita dal centrosinistra a Varese gli unici che, in questi mesi, hanno abbozzato un tentativo di ragionamento sembrano essere soltanto i militanti e i simpatizzanti della Margherita». Dopo la stoccata agli alleati, Molinari si concentra sull’analisi della società varesina: «Il cittadino teme il futuro e questa paura produce chiusura, fa si che si accettino risposte semplificanti e limitate, che portano ad una richiesta di libertà egoistica e individualistica. Questa situazione porta ad un paradosso per cui la società non fa più domande e la politica non fa più offerta se non in termini di monolinguismo generico: dalla riduzione delle tasse alla richiesta del partito del nord “facciamo le infrastrutture”». Secondo Molinari siamo di fronte ad una «schizofrenia sociale, in cui la società è divenuta adulta, vuole fare a meno della politica, ma anziché aprirsi alla ricerca di nuove strade si chiude nella semplificazione».

Alla politica, al centrosinistra, spetta quindi il compito di riempire il vuoto che si è creato, ponendo domande ma soprattutto fornendo risposte. «Il punto non è la pedemontana – prosegue Molinari –  la vera sfida è attivare una serie di circuiti virtuosi,,attraverso le risorse disponibili, che attirino a Varese dei talenti. Serve quindi creare centri cittadini sicuri e vivaci e puntare sull’interculturalità, anche per “sprovincializzare” la nostra città».

 

Dai problemi della città a quelli del centrosinistra, in chiusura Molinari affronta il nodo del Partito democratico. «Non dobbiamo cadere nel vizio antico di anteporre il contenitore, i processi organizzativi ai contenuti – avverte – personalmente ritengo che la nostra tre giorni provinciale che si è appena conclusa sia stata il segno di come noi intendiamo il percorso verso il Partito democratico: non un lancio pubblicitario di un’organizzazione politica – l’Ulivo del Nord – non una pseudodiscussione tra tifosi di casa propria, non la calata degli ordini romani e, neanche, l’esposizione muscolare di una forza che non c’è, ma bensì il confronto e la provocazione positiva tra opposte sensibilità, tra opposti e diversi punti di partenza, tra culture ed esperienze di vita talvolta anche distanti». Il percorso indicato dal Presidente della Margherita è quindi prudente, passa da una tappa intermedia come la Margherita civica. «Dobbiamo costruire una casa in grado di rispondere adeguatamente a quella stessa domanda di modernità che aveva fatto nascere la Margherita, fondata sui temi e sui valori che, da parte nostra, porteremo nel Partito democratico».

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Pubblicato il 04 Ottobre 2006
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