Varese, 14 ottobre 1956
Fino al 28 ottobre la poetica di Petrocchi alla Duetart Gallery
“…La sostanza non esiste, la trasformazione reale accelera i
meccanismi mentali ed abitua a percepire le forme, i suoni, i rumori in modo
effimero e sfuggente… E’ la percezione del già vecchio nel momento in cui
nasce, la pulsione di un girovagare nell’animo in un giardino virtuale dove
nulla appartiene all’essere perché predomina una visione tecnica e tecnologica
dell’ordine delle cose, perché i bisogni o le funzioni corrispondono ad una
urgenza che fa sparire i contorni, il margine, la cultura del vuoto e della
sostanza che non appare a prima vista…”
Artista del tempo perduto che attraverso la sua visione
liricamente diviene un temps rétrouvé, Petrocchi nella pittura è filosofo e
poeta.
Le opere in mostra presentano immagini fotografiche sfuocate
o invecchiate, pezzi di carta da imballaggi o materiali di uso industriale
contornati da brandelli di stoffe lacere, usate, rese improvvisamente preziose
dall’oro assoluto o da disegni ermetici di ignoto ma incontestabile valore.
Immagini quasi illeggibili in un mare di lavande umbre profumate. O ancora
frammenti di fotografie d’epoca, di per sé insignificanti ma collocati in
materiali inesorabilmente poveri che vengono impreziositi da una manualità
passionale e toccante e dai gesti compiuti con l’abilità e la sacralità di un
restauratore di rari quadri antichi.
Sono i lavori più recenti di un artista che dagli anni
Ottanta persevera in una ricerca tesa a far ricordare ciò che abbiamo
dimenticato, ciò che erroneamente è stato scartato dal nostro immaginario
perché la vita reale l’ha consumato troppo in fretta o l’ha relegato in uno
strato sotterraneo ricoperto da incuria e comunque privo di importanza.
“…La realtà è bruciata, il senso è altrove ma il consumo è
immediato. Oggi è già ieri. L’anima del mondo è altrove.
Ribaltare questa situazione è una scelta obbligata: nel
denso, nel rimosso, in ciò che è stato dimenticato e va conservato. Il futuro è
il passato ignoto. Il passato che non si conosce, che non si è visto e
percepito perché si è tirato innanzi, perché si è fatto un salto triplo,
galleggiando leggermente sulla materia. Ma quando si tocca terra, la scivolata
tradisce l’impresa di non lasciare tracce e svela i sintomi di realtà più
profonde, da guardare solo, senza analizzare, poiché non si può modificare ciò
che è casuale, ciò che viene rimosso solo nello sforzo di tentare un passo più
lungo della propria dimensione. E’ la prova provata dell’impotenza a superare
l’essere…”.
Opere preziose, spesso per scelta precisa e orgogliosa mai
rese pubbliche, trattengono il tempo perduto e ritrovato di Petrocchi, che
gioca a costruire pezzo dopo pezzo una sorta di simbolico tesoro metafisico di
cui è certa l’esistenza, ma la cui funzione assume una valenza esclusivamente
psicologica e mentale, di sostegno al lavoro artistico futuro: chi un giorno le
troverà potrà sapere cosa ha significato la storia e il tempo di un uomo che ha
cercato di trattenere la Storia e il Tempo delle vite perdute e ritrovate, in
un dialogo estetico e morale che sintetizza un’intera esistenza e tutte quelle
precedenti. Questo è il senso dei cinquanta libri d’arte creati uno per uno,
dove le pagine trattengono una paziente cucitura di filo che si intreccia alle
parole in greco o in francese o alle formule matematiche che si incrociano con
le fotografie tratte da un’istallazione con oggetti (che vennero esposti a
Legnano nel 1981 nella mostra “L’oggetto manifesto”, curata da Luciano Inga
Pin) che appartengono ai giorni dell’infanzia dell’artista, resi asettici -e
per questo immutabili ed eterni- da imprevedibili ingessature. La fonte di tali
riflessioni è la favola di Esopo “Il lupo e la vecchia”, che crea una
dimensione spaziale e mentale capace di andare al di là della semplice immagine
e della pura manualità.
Alla base di tale recupero della memoria e dei luoghi che
l’hanno ospitata vi è, sempre, l’esigenza di muoversi contro la tendenza che
sceglie di dare consistenza reale ad ogni concetto astratto, di contrapporre,
quindi, per dirla filosoficamente, la presenza ipostatica (nel caso
dell’artista l’oggettualità fisica) di vestiti, mobili e soprammobili alla
ricerca mentale più delicata e poetica che è insita -più che nelle tele e nelle
istallazioni che per natura richiedono spazi e pubblico- nei racconti dei libri
d’arte e nell’uso del filo per ricamare e colorare quegli oggetti. L’artista si
indirizza, così, verso racconti fantastici che evocano pitture mentali e luoghi
di un altrove più che altro sognato e compone una raccolta di sei libri poetici
che narrano con disegni, collage e le più varie tecniche (uso dell’oro, di
stoffe preziose e di vernici industriali) storie del pensiero irripetibili ed
uniche, collocate liberamente in tempi passati e luoghi lontani.
Il senso profondo, sotterraneo del gesto, della materia, di
ciò che solo si intravede, il margine, la sponda dei pensieri, il filo che
congiunge la mente ai passi del percorso mentale che si fa più acceso e va alla
scoperta di ciò che è vecchio, apparentemente invecchiandolo. Ma invecchiare
significa vedere il futuro, conservare nel futuro.
La materia povera dell’artista può diventare ricca nel
sotterraneo del pensiero che racchiude, della densità di idee che affiorano
quando si scava all’interno di una superficie sapendo che ciò che già esiste
non è in gran parte conosciuto, ed è un patrimonio grandissimo sul quale si può
lavorare per anni ed anni. Ma quando invecchio un luogo, uno spazio, una città
o qualsiasi oggetto o animale come per esempio un semplice gatto, lo proietto
nel futuro e lo sottraggo al suo naturale e banale destino della sua
inevitabile morte fisica.
Ed ecco, allora, che le opere più recenti esposte alla
duetart gallery, realizzate “invecchiando” uno spazio o un oggetto, rendendolo
prezioso e unico, raggiungono lo scopo salvifico di strappare brandelli di
esistenza al loro inevitabile destino di morte: ancora una volta l’arte dà voce
alla vita, sottraendo all’implacabile lavoro delle Parche tutto quello che
appartiene all’uomo.
Evaristo Petrocchi vive e lavora ad Assisi. Ha esposto dagli
anni Ottanta in Italia in varie mostre personali e collettive. Collabora
nell’associazione “Italia Nostra” per la tutela del patrimonio naturale e
culturale italiano.
EVARISTO PETROCCHI
"Varese, 14 ottobre 1956"
14 ottobre – 28 ottobre 2006
duet gallery, vicolo santa chiara 4 / 21100 varese
tel. +39 0332
231003
www.duetart.com info@duetart.com
dal martedì al sabato dalle ore 15.30 alle 19.30
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