Binelli pensi alla città e non alla sua piccola “bottega” di partito

Intervento del segretario dei Ds Fabrizio Mirabelli sulla vocazione turistica del territorio

Dopo l’avviso di garanzia all’ex sindaco della Lega Fumagalli, è riapparso dalle nebbie padane Fabio Binelli, suo nemico interno, colui che, quando l’ex borgomastro, fu candidato per la seconda volta a Palazzo Estense non esitò ad abbrunare in segno di lutto le bandiere della Lega in piazza del Podestà.

La strategia di Binelli è chiara quanto cinica. Fare dimenticare otto anni di malgoverno, scaricandone tutta la responsabilità sull’ex “migliore” sindaco di Varese (come una volta ebbe ad affermare avventurosamente l’on. Maroni) caduto in disgrazia. Anche per quanto riguarda la promozione e lo sviluppo del turismo.

La settimana scorsa, ad esempio, su questo tema strategico per la nostra città, ho avuto occasione di esprimere, in Consiglio comunale, i miei dubbi circa la serietà con cui il centrodestra (FI, Lega, AN, UDC) ha affrontato e continua ad affrontare il problema. Ed ecco che, puntuale come un orologio, Binelli, evitando, naturalmente, di rispondere nel merito, rispolvera, con scarsa fantasia, uno dei più ritriti slogan della destra più becera per accusarmi di essere figlio di una cultura dirigistico-sovietica in cui lo Stato decide (Varese città turistica) e la società si adegua (i varesini diventano tutti operatori turistici).

A leggere certe castronerie nel 2006, verrebbe soltanto voglia di ridere a crepapelle. Tuttavia mi sforzerò di replicare, per l’ennesima volta, a chi dimostra di avere una memoria assai corta e una cultura politica assai limitata. Concordo con Binelli solo su una cosa. Sul fatto cioè che l’avere ottenuto la qualifica di città turistica, di per sé non ha fatto né mai farà ritornare Varese di colpo tale. Per rinverdire i fasti degli inizi del ‘900, infatti, occorrerebbero una volontà politica coerente e delle scelte coraggiose che, evidentemente, nemmeno la Giunta Fontana ha in programma di compiere.

 Da parte nostra, noi DS, già negli anni scorsi, mentre Binelli era in esilio volontario alla “Prealpina latte”, com’è nostro costume, non ci siamo limitati a criticare il centrodestra per l’assenza di un piano per il turismo degno di questo nome, ma abbiamo presentato una nostra piattaforma di studio e lavoro per rilanciare il turismo nell’area varesina allargata al Canton Ticino. Essa, oltre a condividere la necessità di investire sul tradizionale turismo congressuale e d’affari (che, per inciso, costituisce l’80% del totale), suggeriva di puntare con decisione su precise nicchie del mercato turistico: culturale (Fondazione Guttuso), universitaria (Ostello della gioventù legato al progetto Erasmus), religiosa e storica (Sacro Monte), artistica (Villa Panza), ambientale (parco del Campo dei Fiori  e rete di parchi cittadini) , archeologica (palafitte del lago di Varese), sportiva (nella nostra città si può praticare quasi ogni sport), enogastronomica (incentivando la riscoperta di menu tipici del nostro territorio).

In particolare, per quanto riguarda il Sacro Monte avevamo fatto notare che, per sfruttarne meglio le enormi potenzialità, pur nel rispetto della natura religiosa del luogo, occorrerebbe organizzare con regolarità grandi eventi come quelli che, fino a qualche anno fa, si svolgevano alla XIII Cappella, ad esempio con Miriam Makeba e Paolo Conte. 

Purtroppo rimanemmo inascoltati. Si preferì sostenere che non c’erano risorse per realizzare idee interessanti ma costose. Così, in seguito, fummo costretti ad assistere, con rammarico, ad una serie di occasioni perse e di risultati negativi degna del Guinness dei primati. Le infrastrutture viarie e ferroviarie necessarie allo sviluppo turistico rimasero sulla carta: collegamento diretto Malpensa – Varese – Lugano, stazione unica FF. SS / FNM, Pedemontana, tangenziali, parcheggi. Non si favorì lo sviluppo di una vera cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità, tanto che gran parte dei turisti che atterrano a Malpensa continua ad ignorare Varese a vantaggio della sponda piemontese del lago Maggiore, del lago di Como e perfino del lago di Lugano.  Non si fu in grado di individuare un evento permanente (non sono tali in questo senso né la Conferenza dei Ministri europei del welfare, né il Cartoon forum né i mondiali di ciclismo) in grado di caratterizzare la nostra città, rendendo visibile la sua offerta turistica sul mercato internazionale e nazionale. Si procedette ad innumerevoli acquisizioni patrimoniali rimaste a lungo senza destinazione nonostante alcune di esse si prestassero benissimo ad essere utilizzate anche per la promozione turistica. Ci si fece colpevolmente crollare “sotto il naso” l’ala duecentesca del castello di Belforte, ovvero della testimonianza storica più antica di Varese. Ci si fece ridicolizzare da Casoli di Atri (1500 abitanti) per quanto riguarda l’iniziativa “Muri d’autore”. Si rischiò addirittura, con noncuranza, di perdere un patrimonio culturale inestimabile come quello di Flaminio Bertoni.

Potrei continuare con questo cahier de doleances per delle ore intere ma preferisco guardare avanti anche se dalla Giunta Fontana, dopo un ottimo inizio (acquisizione di villa Mylius), non giungono particolari segnali che incoraggino a pensare positivo. A prescindere dalla vicenda dell’albergo alle ville Ponti, su cui ognuno può pensarla legittimamente come vuole, destano, infatti, grande preoccupazione, in vista dei mondiali di ciclismo del 2008 e di quelli a Mendrisio del 2009, le recenti dichiarazioni proprio di Binelli secondo il quale, in occasione di tali eventi, a Varese non ci sarà posto per i campioni di ciclismo, i giornalisti, gli appassionati che dovranno trovare una sistemazione sul Verbano, nel Comasco e in Svizzera perché, nella nostra città, non ci sono hotel a sufficienza. Guarda un po’ che scoperta! Ma negli anni scorsi cosa si è fatto concretamente per migliorare questa situazione? Noi DS, che non ci sentiamo figli di una cultura dirigistico- sovietica ma di una cultura riformista, non vogliamo polemizzare ma riteniamo che sia evidente ormai che il centrodestra abbia perlomeno sottovalutato il problema.

Ci permettiamo, pertanto, di suggerire a Binelli di non continuare a parlare per slogan, altrimenti si potrebbe sospettare che, invece di fare l’interesse di Varese, egli continui, come i suoi predecessori, a fare l’interesse della sua piccola “bottega” di partito. E, francamente, Varese non se lo può più permettere.

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Pubblicato il 02 Novembre 2006
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