Dalla Galilea per raccontare il dramma di Anna Frank
Angelica Calò Livné e tre ragazzi israeliani incontrano in municipio alcuni studenti delle medie Crespi, aprendo le celebrazioni della Giornata della Memoria

Oggi, mercoledì 24 gennaio, una grande bandiera israeliana campeggiava davanti al banco su cui siedono sindaco e assessori, nell’aula del consiglio comunale. A guardarla, piacevolmente stupiti, erano tre ragazzi della compagnia teatrale di Angelica Calò Livné, il Teatro delle Verità: Aya, Tal e Dor, compagni di vita e arte di ragazzi ebrei, cristiani e musulmani, tutti figli di Terrasanta. I tre stanno compiendo il loro anno di servizio civile premilitare e sono impegnati fra l’altro nell’aiuto a ragazzi in difficoltà. Di fronte a loro erano i giovanissimi studenti delle scuole medie Crespi, giunti in municipio per ascoltare un’insolita lezione pomeridiana sul valore della memoria. Memoria che è protagonista assoluta in questi giorni, e vede Busto in prima fila nelle iniziative per celebrare quel 27 gennaio, data della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica, che è ormai data simbolo del disvelamento del male assoluto, dell’Olocausto, dello sterminio pianificato e compiuto a sangue freddo di milioni di innocenti, di null’altro colpevoli fuorchè d’essere ebrei.
Nell’aula di consiglio, presenti sindaco, assessori, qualche consigliere e il custode del Tempio Civico Angioletto Castiglioni, sopravvissuto dei lager nazisti, è stata presentato l’opuscolo "i ragazzi nella Shoah", preparato grazie alla collaborazione fra Comune di Busto Arsizio e associazione Italia-Israele Varese-Altomilanese, sottolineata dal sindaco Gigi Farioli. «Di fronte al negazionismo di alcuni e all’indifferenza di tanti, si deve declinare la memoria in tutte le sue forme»: così il primo cittadino. «La pace non si costruisce bruciando in piazza le bandiere altrui, ma come fa Angelica, mettendo insieme culture e religioni diverse nel nome dell’arte, dello sport e di tante altre attività» ribadiva Rossano Belloni, presidente dell’associazione Italia-Israele Varese-Altomilanese. Angelica Calò Livnè (nella foto) ha raccontato lo stupore dei suoi ragazzi nel trovarsi, durante la tournée italiana, di fronte ad un’accoglienza assai positiva, invece della fredda, cresente ostilità che il nome di Israele raccoglie altrove («dall’Europa riceviamo messaggi difficili ma qui…»).
"Anne in the Sky" il nome dello spettacolo che hanno portato nei teatri della zona in questi giorni (ripartiranno per Israele lunedì dopo un’ultima tappa nelle Marche, a Tolentino dove un giusto salvò la mama di Angelica), dedicato ad Anna Frank, simbolo sempiterno di giovinezza e innocenza, stroncato dai nazisti nel campo di sterminio di Bergen Belsen. «C’è una scena, nel finale, in cui i prigionieri parlano del pane, che in lager non c’è per nessuno; allora i ragazzi portano ceste di pane fresco per tutti i ragazzi delle scuole che seguono gli spettacoli» racconta Angelica. Per lei, operatrice di pace con l’amica palestinese Samar che si occupa di bambinia Gerusalemme est, «tutti hanno diritto di vivere, ma in troppi soffiano sui venti di guerra e d’odio, e auspicano l’annientamento di intere nazioni ("il solito" Ahmadinejad, ndr). Noi siamo stanchi di vivere in guerra: in Galilea l’abbiamo sperimentata di recente».
«La scorsa estate ci sono piovuti in testa missili a centinaia, per un
mese sono rimasta in casa, mentre le tv di mezzo mondo dicevano solo peste e corna di Israele (che nel frattempo radeva al suolo il Libano senza ottenere nulla, ndr)» racconta Aya (nella foto), una diciottenne che vive a un chilometro dal Libano e fra pochi mesi partirà soldato, come tutte le donne di Israele. «Qui un ragazzo di una parrocchia mi ha chiesto come facciamo a vivere lì in condizioni simili, perchè non ce ne andiamo dove nessuno ci odia. Gli ho risposto che quando si hanno tanti nemici intorno, si apprezza ancora di più quel che si ha. Mia nonna era tedesca e sfuggì per un soffio all’Olocausto, venne in Galilea a costruire il nostro kibbutz, e quando mia cugina ha voluto ch iederle di autarla a trasferirsi in Germania, le ha risposto di no. Sono fuggita dallo sterminio per costruire questo posto, le ha detto, e qualcuno deve portarlo avanti».
La Fondazione Beresheet
LaShalom istitutita da Angelica Calò Livnè con suo
marito Yehuda vive di donazioni: l’Associazione Italia-Israele
Varese-Altomilanese invita a sostenerla, oltre che assistendo agli
spettacoli che periodicamente mette in scena anche qui,
economicamente.
Le donazioni possono
essere versate a queste coordinate bancarie (modulo stampabile qui):
Conto
Beresheet LaShalom
BANK HAPOALIM
IBAN-
IL01205740217037
Codice SWIFT – POALILIT
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