Errata corrige: scambiare musica su internet rimane reato
Pochi giorni fa la stampa si lasciava sfuggire facili entusiasmi in merito ad una recente sentenza della Cassazione. Ma non c'è stata nessuna "rivoluzione"
"La musica torna libera", così ha titolato pochi giorni fa La Stampa, quasi per tranquillizzare l’Italia sullo scambio di file protetti da copyright. E non si tratta di una versione data solo da questo quotidiano, anche Il Sole 24 Ore, ad esempio, il 21 gennaio titolava "Legale scambiare musica su Internet".
La notizia sarebbe emersa da una recente sentenza della cassazione, che annullava ogni provvedimento penale preso nei confronti di tre studenti del Politecnico di Torino, che sfruttavano un server ftp dell’Università per scambiare appunti, documenti, ma anche musica e film via internet. Secondo la Cassazione agli imputati non possono essere inflitte sanzioni perché scambiandosi file su internet può esserci risparmio, ma non lucro. E secondo la legge valida nel 1999 (anno in cui si svolsero i fatti) è necessario godere di guadagni derivanti da opere soggette a diritto d’autore, per essere condannati.
La Cassazione, quindi, non ha affermato che è legale scambiare file su internet, ma che questa non si può considerare attività a scopo di lucro. E quindi, considerando che all’epoca dei fatti era necessario questo fattore per essere condannati, la prima sentenza deve essere annullata.
Quindi è legale scaricare file su internet? No, affatto. Come ricorda sul suo blog l’esperto di Diritto dell’Informatica Daniele Minotti, infatti, dai fatti del 1999 ad oggi la legislazione è profondamente cambiata. Ad oggi, quindi, scaricare o scambiare musica da internet, se protetta da copyright, è reato per almeno tre leggi. Per prima cosa si tratta di una violazione amministrativa (secondo l’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis). Poi bisogna ricordare la legge Urbani, che all’articolo 171 punisce esplicitamente chi "mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta o parte di essa". Questo viene esplicitato in due parti del provvedimento, sia che ci sia lo scopo di lucro sia che manchi.
Quindi, per ora, a parte le idee personali di ognuno sull’argomento, è giusto avvertire che rimaniamo nel campo degli entusiasmi della stampa di alcuni parti politiche. Persino Maroni, già noto per le sue idee sullo scambio online, si era lasciato scappare una dichiarazione affrettata: "È una sentenza rivoluzionaria: stabilisce il principio che la musica è di tutti. D’ora in poi scaricarla dal Web non potrà più essere considerato illegale". Sicuramente la legislazione rimane ancora poco precisa, ma sul fatto che scambiarsi file protetti da diritto d’autore con centinaia di utenti (perfetti sconosciuti, tra l’altro, non "amici") nelle reti P2P sia reato, ci sono meno dubbi.
In realtà scaricare musica sul web è sì legale, come afferma Maroni, ma solo se fatto a fronte di un corrispettivo economico, presso negozi di musica digitale. Gli stessi negozi che, nonostante la chiara indecisione legislativa italiana, stanno facendo i loro primi progressi, ponendosi come una alternativa al P2P. Nel 2006 gli store di musica digitale (primo fra tutti in Europa iTunes Store, mentre in Italia spiccano gli store per cellulari) hanno registrato una crescita di mercato dell’80%, mentre per la prima volta sono calati, anche se lievemente, gli utenti dei sistemi di scambio gratuito. Un successo che, proprio in questi giorni, ha convinto Vasco Rossi a distribuire esclusivamente online un suo nuovo brano. Merito della maggiore affidibilità e facilità di download, a fronte del pagamento di una cifra nettamente inferiore a quella necessaria all’acquisto di un cd singolo (0,99 centesimi per brano circa). Un fenomeno che lascia quasi pensare che gli utenti del web stiano premiando alternative efficaci ad una semplice, e insicura, legislazione "punitiva".
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