E si ritorna a sperare nella Class Action
Si aspetta l’approvazione del decreto che introdurrebbe anche nel nostro paese la possibilità di un’azione collettiva risarcitoria
Di class action per ora se ne sente parlare solo nei libri o nei film americani. Stiamo parlando della possibilità di un soggetto di agire in tribunale per sé e per altri che si trovano in circostanze identiche o simili, quindi della possibilità di rappresentare in un processo un interesse generale e collettivo. Le grandi aule in cui si scontrano la “cattiva” impresa di turno contro un gruppo di consumatori danneggiati rappresentati da avvocati pieni di ideali per ora rimangono solo un ricordo di film come "Erin Brockovich" ma non una realtà.
Nel nostro Paese infatti l’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, più conosciuta come class action, è ancora solo un progetto di legge (www.camera.it/_dati/lavori/nfas/nuovospoglio/iterfulltext/trovaschedacamera.asp?pdl=1495) presentato alla camera il 27 luglio 2006 nel primo decreto Bersani. Attualmente tutte le proposte sono sotto esame della II commissione di giustizia, che oltre a svolgere il normale iter legislativo ha organizzato una serie di confronti sia con i rappresentanti dei consumatori che delle varie associazioni interessate (Confindustria, Assonime, Agit, etc.)
Ma cosa comporterebbe in concreto la sua definitiva trasformazione in legge? Attualmente l’unica tutela a favore dei consumatori è di natura preventiva e di accertamento, ma non risarcitoria e non c’è la possiblità di ottenere i cosiddetti danni punitivi, come invece previsto per esempio negli Stati Uniti. Con l’approvazione del decreto, verrebbero legittimate alcune associazioni ad agire per ottenere la condanna e il risarcimento per via giudiziale. Emerge qui uno dei punti controversi della proposta: alcuni sostengono che è discriminatorio dare la libertà di azione solo a certi soggetti (associazioni di consumatori iscritte alla Cncu, alle associazioni professionali ed alle Camere di Commercio) e non a chiunque abbia interesse, ed è questo uno dei temi caldi su cui si sta discutendo anche al di fuori dell’ambito parlamentare.
C’è chi invece è contrario all’intera proposta: parliamo di chi non vuole l’introduzione del cosiddetto “patto quota lite”, cioè la possibilità di pattuire il compenso stabilendo una percentuale sul risarcimento finale. Come nel sistema americano, anche da noi le spese verrebbero anticipate dal legale che solo in caso di vittoria si vedrebbe rimborsato.
Bisognerà vedere quando e come anche in Italia sarà possibile utilizzare questo strumento: ma per questo è necessario attendere i futuri sviluppi parlamentari.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
fracode su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
Stefano Montani su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
PaoloFilterfree su Giorgetti arriva a Sumirago e ribadisce lo spirito di Bossi: "Sapevamo da dove arrivavamo e dove volevamo andare"
VittorioCappuccio su Lago Maggiore, l'acqua arretra: caldo e siccità mettono sotto pressione il Verbano
Felice su Da Busto Arsizio a Milano per fare ricerca sul cancro: la storia di Francesca Peluso






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.