Lega: «Non dimentichiamo il dramma del popolo saharawi»

Il segretario cittadino Angelo Veronesi augura buon lavoro all'assemblea marocchina e chiede che si faccia portavoce del grido di dolore degli indipendentisti del Sahara occidentale

Riceviamo e pubblichiamo:

Abbiamo appreso dalla stampa che l’Associazione immigrati del Marocco ha organizzato a Sarònn una conferenza per discutere di problemi legati al lavoro e all’immigrazione. Abbiamo appreso saranno presenti anche esponenti della comunità marocchina da tutta Europa. Ci aspettiamo siano presenti anche esponenti politici marocchini. Augurando all’assemblea marocchina buon lavoro, ci vogliamo rivolgere proprio a questi ultimi affinché portino un messaggio al loro Governo. In nome dei valori di tolleranza e democrazia che contraddistinguono l’Europa, valori che siamo sicuri la comunità marocchina che vive in Europa apprezzi e condivida, vorremmo chiedere ai rappresentanti di questa cospicua comunità, di farsi  interpreti presso il Governo marocchino del grido di dolore del popolo saharawi.

La popolazione saharawi lotta per l’indipendenza e per la libertà della propria terra in maniera pacifica da quasi 30 anni. (Per 30 anni intendo il periodo in cui i saharawi stanno combattendo con le
armi della democrazia, cioe’ in maniera pacifica. Prima hanno combattuto con le armi).

Ci sentiamo molto vicini ai saharawi nella loro battaglia pacifica per l’autodeterminazione della propria terra. Una battaglia che attira la nostra simpatia per le analogie con la battaglia che anche noi stiamo combattendo contro il governo centralista di Roma per il riconoscimento dell’autodeterminazione della Padania.

Il Sahara Occidentale è stato occupato dal Marocco dopo una lunga guerra sanguinosa e dopo una feroce repressione politica dell’opposizione indipendentista. L’ONU riconosce fin dal 1960 il diritto all’autodeterminazione della popolazione saharawi. L’ONU attraverso la risoluzione 621/1988 e seguenti ha istituito la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale) per permettere alla popolazione saharawi di votare per l’autodeterminazione. Il processo politico per il Referendum però si è arenato e da allora i saharawi vivono, o meglio sopravvivono a stento nel deserto algerino, al confine con il
Sahara Occidentale. Il Marocco ha iniziato a costruire un muro lungo il confine occupato. Questo muro oggi è lungo 2700 Km. Il Governo marocchino schiera un esercito lungo tutti i 2700 Km di confine per impedire ai saharawi di tornare pacificamente alla propria terra. I saharawi però tengono duro e non mollano mai, pur in condizioni di estrema difficoltà e pur sopravvivendo solo tramite gli aiuti internazionali. E’ una popolazione coraggiosamente indipendentista, degna del rispetto di tutti coloro che si
professano amanti della libertà e della democrazia.

I saharawi potrebbero tranquillamente trasferirsi altrove, ma non lo fanno perché amano la propria terra. I giovani saharawi vengono a studiare nelle nazioni europee in base ad accordi internazionali. La popolazione saharawi ha livelli di istruzione superiori alla media africana, eppure i giovani saharawi non si trasferiscono stabilmente in Europa, dove le loro condizioni di vita e di
lavoro sarebbero sicuramente migliori. Tutti vogliono continuare a lottare per l’indipendenza della propria terra. Al termine degli studi ritornano nell’accampamento del deserto. Tornano indietro laureati capaci e intelligenti: medici, ingegneri, ricercatori, agronomi, perché i saharawi credono giustamente che la loro nazione abbia bisogno di gente capace per sopravvivere. Il futuro sarà di questi giovani indipendentisti a cui auguriamo di continuare su questa strada dura, ma che speriamo porti a dei risultati concreti.

I saharawi sono una popolazione islamica e stanno lottando pacificamente per la propria libertà senza attuare atti di terrorismo. Questo è uno dei motivi per cui dovrebbero essere premiati. Invece per motivi economici, legati alla ricchezza di materiali rari nel deserto sahariano occupato dalla monarchia marocchina, gli stati europei si disinteressano del problema. Evidentemente la libertà di un popolo vale meno delle ragioni economiche. Molto meglio quindi tener buoni rapporti con il ricco Marocco, piuttosto che inimicarselo, sposando la causa dei saharawi. Eppure la violazione dei diritti umani da parte del Governo Marocchino è palese ed è stata riconosciuta molteplici volte da alcuni Parlamenti europei e da Amnesty International fin dal lontano 1988.  Sono ormai quasi 20 anni che l’ONU è presente in questi territori ed ancora non si è trovata una soluzione concreta per la fine della repressione saharawi da parte della Monarchia marocchina. Speriamo che altre voci, come la nostra, si alzino per la difesa dei diritti di libertà di questa popolazione, tenendo viva l’attenzione sul
problema.

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Pubblicato il 23 Marzo 2007
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