“Questa legge è un pretesto per farci chiudere”
Tre titolari di phone center bustocchi ci raccontano come vedono loro la Legge Regionale 6
«Una rovina». Così al phone center di Ziadani, nel quartiere Sacconago in via Curtatone, definiscono l’entrata in vigore della Legge Regionale 6 del 2006. Da tre anni il negozio di Ziadani vende merce varia, per lo più abbigliamento, ma offre ai suoi clienti anche la possibilità di telefonare all’estero grazie alle quattro cabine telefoniche presenti nel locale. Ottanta centimetri per ottanta: secondo la nuova legge, da giovedì 22 marzo “ogni postazione deve avere una superficie minima di 1 metro quadrato […] ed avere una larghezza minima di 1,20 metri”. «In quanti saranno a norma il Lombardia? uno o due? – ironizza il fratello di Ziadani -. Questa legge rovina le persone che lavorano onestamente. È vero, negli ultimi anni sono nati molti phone center anche a Busto, ma sono ben distanziati e non mi sembra che creino un danno per la città».
A norma non è neanche l’attività di Mauro, che da solo un anno ha aperto il suo negozio in via Milazzo 1b. Un negozio di meno di 60 metri quadrati – come quello di Sacconago – con le pareti tinteggiate di giallo e pieno di gente. Alle sette di sera, quasi nessuna postazione internet o telefonica è libera: tanti gli stranieri che utilizzano il servizio di telefonia fissa, come tanti sono gli italiani che entrano nei phone center per internet. «Ho aperto appena un anno fa – racconta Mauro -. Dopo la ristrutturazione del locale, ho portato la documentazione alla Questura: dopo due mesi, mi hanno detto di aver perso tutto e ho dovuto aspettare altri due mesi per la licenza. E adesso mi vengono a dire che devo buttare via e rifare tutto?». Secondo la Legge regionale 6 infatti, oltre alla dimensione delle cabine e a uno spazio di attesa interna di almeno 9 metri quadrati, i locali con una superficie fino 60 metri quadrati dovranno avere due bagni – uno per i dipendenti e uno per il pubblico. «Ora qui c’è un servizio esterno al locale che i clienti possono usare – continua Mauro -. È assurdo: per gli altri negozi non esistono queste norme, perché per i phone center sembra esserci una legislazione a parte?». Le rassicurazioni che gli sono arrivate dalla Questura, non sembrano tranquillizzarlo più di tanto. «Mi hanno assicurato che io sono a norma e che posso andare avanti così, ma non so quanto sia vero».
La legge infatti ha valore retroattivo, ovvero “i titolari dei centri di telefonia fissa già attivi devono porsi in regola con le vigenti norme e con le prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica ed igienico-sanitaria” entro un anno dall’entrata in vigore della
legge, ovvero entro marzo 2007. E proprio il fatto di applicare le nuove norme anche alle attività già presenti sul territorio, è per Riccardo Barbaglia, gestore del phone center Auroratel in via Montebello 1d, il vero problema. «Le norme in sé non sono sbagliate – ci spiega -, ad esempio trovo giusto prevedere un giorno di chiusura settimanale. Ma per il resto, non è possibile applicare nuovi regolamenti per le grandezze delle cabine, della sala d’attesa o dei servizi ad attività già esistenti. Anche volendo, qui non c’è spazio per una ristrutturazione simile». Barbaglia mette in evidenza anche come è impossibile decidere di adeguarsi alle norme, trasferendosi in un altro locale, perché «il Comune di Busto, che per legge deve predisporre nel piano regolatore la dislocazione di phone center, non si è ancora adeguato. Se lascio questo negozio, perdo la licenza. Quindi una deroga è comunque necessaria: se già il comune non è in regola, come fa a mandare in giro la Polizia Locale a controllare chi non è a norma?».
A rassicurare però i gestori, c’è la sentenza del Tar di Brescia che ha accolto il ricorso di alcuni Phone Center. «Se l’ha accolto per uno, allora deve accoglierlo per tutti – continua Riccardo -. Questa legge, così come è stata pensata e realizzata, è un pretesto per far chiudere la maggior parte delle attività lombarde».
Sabato 24 marzo al corteo di protesta a Milano, Mauro non ci sarà perché per lui vorrebbe dire chiudere il negozio e perdere un’intera giornata. Ziadani è ancora indeciso e Riccardo ci dice «di averlo scoperto ora. Ci penserò se andare o no, ma non credo che a chi fa le leggi interessino queste manifestazioni: le loro idee non cambiamo grazie a un corteo».
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Da Busto Arsizio a Milano per fare ricerca sul cancro: la storia di Francesca Peluso
Felice su Anche a Varese la maturità si festeggia a colpi di uova, spumante e farina. E i rifiuti restano lì
Bustocco-71 su Guasto tra le stazioni di Varese e Gallarate: ritardi e modifiche al servizio sulle tratte di Porto Ceresio e Mendrisio
principe.rosso su È pronta la prima scuola realizzata con il Pnrr in provincia di Varese. E le altre? Ecco a che punto siamo
Felice su È pronta la prima scuola realizzata con il Pnrr in provincia di Varese. E le altre? Ecco a che punto siamo
principe.rosso su È pronta la prima scuola realizzata con il Pnrr in provincia di Varese. E le altre? Ecco a che punto siamo






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.