Ribolla: «I mercati esteri si conquistano con la coopetition»
Secondo il presidente degli industriali varesini, la Cina fa meno paura se le imprese seguono una nuova strategia, un mix tra cooperazione e competizione
Alberto Ribolla, presidente dell’Unione Industriali di Varese, ne è certo: oggi è il tempo della "coopetition". No, non è un errorre ortografico, ma un termine emergente del linguaggio economico: è un gioco di parole fra cooperazione e competizione. «Le dimensioni aziendali contano, contano eccome» spiegava Ribolla alla platea del convegno su competitività e internazionalizzazione svoltosi nel pomeriggio di mercoledì a Gallarate. E le aziende italiane, è noto, soffrono di nanismo nell’economia odierna: piccolo è bello, sì, ma in condizioni diverse da quelle presenti. Da qui la necessità della coopetition, vale a dire dello sforzo comune di aziende teoricamente concorrenti di fare sistema in determinati settori e su determinati mercati esteri da conquistare. Una volontà di cui è stato esempio virtuoso il Punto Russia voluto da ProvEx e Banca Intesa per dare anche a piccole imprese il modo di fare "massa critica" su un mercato non immenso, ma di certo promettente come quello all’ombra del Cremlino.
Il punto dolente resta la Cina, percepita sui giornali in modo un po’
isterico: due anni fa era il grande pericolo, ora è la grande opportunità, «ma in verità è tutt’e due assieme: un pericolo mortale per le aziende italiane, e un’opportunità dorata per chi si fa avanti a coglierla». La morale è quella di sempre: chi si ferma è perduto, e questo è un mare in cui si nuota o si annega. Bisogna seguire i mercati e i grandi numeri, non restare fermi, argomenta Ribolla: la cooperazione si può esprimere in varie forme, dai consorzi fino alle fusioni aziendali. Essa è necessaria anche in un territorio, il Varesotto, che "pesa" sull’economia nazionale il doppio di quanto dovrebbe rispetto alla sua popolazione, segno certo di dinamismo – e i dati dell’import-export parlano di una crescita impetuosa. «Finalmente anche la politica comincia a capire il modo di procedere» sospira Ribolla; «in India Prodi si è portato dietro 400 imprenditori con la benedizione delle associazioni di categoria, una vera assunzione congiunta di responsabilità fra il mondo politico e quello economico». Elementi fondamentali per riuscire all’estero, aggiunge il presidente degli industriali varesini, è avere una rete di sostegno logistico (trasporti), finanziario («banche amiche»), legale e di rappresentanza. A queste condizioni, la sfida può essere vinta.
Infine, anche il sindaco Nicola Mucci, da padrone di casa, non poteva esimersi dal rivolgere un saluto agli industriali riuniti a convegno nella sua Gallarate. «Questa terra ha fornito per molto tempo a tutto il paese modelli industriali all’avanguardia: non è un caso che un convegno di così ampia portata si svolga qui». Per Mucci «la politica deve porsi come interlocutrice dei grandi processi dinamici dell’economia, porre le condizioni per superare le difficoltà. I suoi fallimenti sono stati evidenti, anche a livello lcale: si guardi la carenza delle infrastrutture, con le incertezze sullo sviluppo di Malpensa e dei suoi collegamenti. Occorre una classe dirigente all’altezza di queste sfide».
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