Quattro Comuni, una capanna?

Aperture all'unità territoriale nell'incontro a MalpensaFiere tra i sindaci di Busto, Castellanza, Gallarate e Saronno, ma solo il futuro potrà chiarire se le buone intenzioni si concretizzeranno

Quatto quatto, l’Alto Milanese tenta di costruirsi come realtà. Per ora siamo soltanto alle parole, ma chissà. Per discuterne, giovedì pomeriggio i sindaci di Busto Arsizio, Gallarate e Saronno e il vicesindaco di Castellanza si sono ritrovati a Piazze in Fiera, la campionaria territoriale nata dall’ex Fiera Città di Gallarate, per una breve "chiacchierata" moderata da Matteo Inzaghi di Rete55. Il tema, l’identità territoriale, i modi di farla emergere e di darle un senso compiuto anche in termini amministrativi.

Un tema che si è fatto urgente da quando il governo ha inziato a portare avanti l’istituzione delle città metropolitane: e quella milanese è vista come il fumo negli occhi più o meno da tutti a queste latitudini. Quanto poi questo abbia a che fare con il fatto che la Provincia di Milano, che dovrebbe in prospettiva (e non certo a breve scadenza) trasformarsi in Città metropolitana, è al momento retta da una Giunta di colore opposto a quello di tutte le città della zona, monopolizzate da Forza Italia, è da vedere, ma la sensazione è che la volontà di non soccombere alla metropoli sia in fondo trasversale. E di fronte a una situazione percepita come di minaccia, la volontà di collaborare emerge.

«Busto provincia ormai è solo uno slogan da stadio» rassicura Gigi Farioli, sempre affannato a ricucire i guasti che, sottolinea fra le righe ad ogni piè sospinto, la precedente amministrazione ha arrecato ai rapporti con i vicini. Bando ai bracci di ferro tra enti locali, dunque, sì ad un’identità forte, radicata in Lombardia ma aperta al Piemonte tramite la via ferrata dell’alta velocità, al mondo via Malpensa, e naturalmente a Milano «purchè si eviti il "milanocentrismo"».

«La sinergia territoriale non si impone dall’alto, si costruisce dal basso» fa eco per Gallarate Nicola Mucci, anch’egli tutt’altro che entusiasta dell’idea della città metropolitana. Il primo cittadino gallaratese sottolinea che andrebbe ridisegnata l’impalcatura istituzionale del paese per quanto riguarda gli enti locali e le reciproche relazioni e competenze, viziate da «orpelli di derivazione ottocentesca» non meglio precisati. Va dritto al punto Pierluigi Gilli, sindaco di Saronno: «il nostro ordinamento è confuso, le competenze sono troppo spesso spartite e sovrapposte fra enti diversi». La lingua batte dove il dente duole, e se il vicesindaco di Castellanza, il leghista Ferruccio Ferro (in sostituzione di Farisoglio, malato), lamenta lo stato deplorevole della mobilità, con l’Autolaghi ridotta a «una trappola» e le Ferrovie Nord intasate al limite in attesa dell’apertura del tunnel sotto l’Olona, il discorso generale, sotto lo stimolo del moderatore, scivola sulle aziende di servizi, se non sull’utilità stessa dell’ente Provincia. La Provincia serve, concludono i quattro vertici comunali, a patto però che le sue competenze siano definite precisamente e senza ambiguità: «Vanno redistribuiti poteri dall’alto a sindaci e presidenti di provincia» osserva Mucci, un colpetto di tosse che a Milano sarà bene sentano. «Gli enti superiori legiferino e deleghino a quelli inferiori l’applicazione pratica delle misure» raccomanda Mucci: ognuno al suo posto. Intanto i Comuni, concordano tutti gli intervenuti, devono avere la libertà di aggregarsi non tanto e non solo su base amministrativa-territoriale, ma sulla base dei loro bisogni gestionali, si parli di gas, acqua (criticata la scelta di basare gli ATO sulle province), rifiuti, energia, sanità – quest’ultima pallino comune di Farioli e Mucci, di questi tempi. Una scudisciata viene da Gilli circa l’opportunità di mantenere certi Comuni piccolissimi, «un lusso che non ci possiamo più permettere»; Comuni che sovente, rimarca, oltre a non poter fornire servizi di sorta, hanno l’effetto di paralizzare opere di pubblica utilità, «un po’ come i partitini paralizzano il Parlamento». Ma qui, forse Gilli si riferiva a qualche Comune vicino al suo (un nome a caso: Uboldo) che tanto piccolo non è.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 04 Maggio 2007
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