Busto saluta i ragazzi del progetto Chernobyl
Oggi il saluto ufficiale a 30 ragazzi ucraini fra i 6 e i 15 anni: accolti per un mese da varie famiglie grazie all'Aubam, tornano in patria. «Servono sponsor per ospitare più bambini»
L’Ucraina, nel nostro immaginario, è una terra di immense distese di girasole, fornitrice netta di prodotti agricoli, di badanti e di belle ragazze. È però molto altro ancora, e soprattutto, nello specifico bustocco, la patria di decine di ragazzi dai 6 ai 15 anni che anche in questo 2007, come già da nove anni a questa parte, hanno trascorso un mese di vacanza nella nostra città, ospiti delle famiglie legate all’associazione Aubam (associazione umanitaria pro bambini nel mondo) e del Comune di Busto Arsizio. Un’ospitalità che è nata per aiutare questi giovanissimi a liberare il proprio organismo dalla radioattività ancora presente a seguito del terribile disastro nucleare di Chernobyl.
Nella mattinata di sabato il sindaco Gigi Farioli ha portato il saluto dell’amministrazione ai trenta ragazzi che quest’anno hanno potuto essere ospitati a Busto. A fare da interprete e portare ai connazionali le alate parole del primo cittadino che augurava a tutti un futuro di libertà e felicità c’era Anastasia Zavadetsky detta Nastya. Alta, bionda e sottile, gli occhi azzurrissimi della sua gente, Nastya è stata fra i primi ragazzi a giungere a Busto nove anni fa dall’Ucraina, ospite di Antonio Tosi, da cui poi è tornata in molte altre occasioni, imparando l’italiano. Oggi accompagna regolarmente i ragazzi: «una bella esperienza» dice, «ma anche impegnativa, con tutti i bambini da seguire». I trenta ragazzi giunti quest’anno a Busto provengono dalla regione di Kiev, la capitale dell’Ucraina, una delle zone più esposte alla contaminazione nucleare portata dagli isotopi di cesio e stronzio prodotti dalla fusione del reattore di Chernobyl. Le conseguenze sono state gravi: calo generalizzato delle difese immunitarie, diffusione di tumori, sterilità, malformazioni congenite, danni al patrimonio genetico, e tante, tante malattie a danno anche dei più piccoli. Un mese all’anno di residenza in una zona non contaminata, in cui poter respirare aria "pulita" (a Busto le virgolette sono d’obbligo! non c’è radioattività, ma…, ndr), bere acqua e mangiare cibo non contaminato, permettono all’organismo di liberarsi di gran parte degli isotopi "cattivi" ingeriti, limitando i rischi per la salute.
Spiega Bernardo Pastori, fondatore di Aubam, che l’idea gli venne nel 1992 durante una spediaizone umanitaria in camion a Mosca, quando scoprì i bambini malati rinchiusi in ospedali-gulag da uno Stato colpevole e conscio della propria colpa. Nel 1995 arrivarono i primi bambini dall’Ucraina, e da allora sulla scorta di quell’esempio un fiorire di centinaia di associazioni analoghe in tutta Italia li accoglie: sono 35.000 quest’anno i ragazzi in vacanza in Italia. Per poter proseguire il percorso virtuoso che ha portato tante famiglie bustocche ad ospitare decine di bambini ogni anno (furono 64 nel 1998, poi il numero è un po’ calato, per l’anno prossimo, il decennale per Busto, si punta a quota 50), «occorre che la città apra la sua mente, non solo il cuore. Sono le remore mentali ad accogliere ragazzi di queste zone che vanno abbattute» sostiene Antonio Tosi. Le famiglie sostengono i costi di viaggio e mantenimento dei ragazzi: una cifra in sè non elevatissima, sui 400 euro a testa, ma che trattiene molti dall’offrirsi, anche se i contributi all’associaizone sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi. Busto e i centri immediatamente circostanti potrebbero di certo fare qualcosa di più in termini di accoglienza, sottolineano i soci di Aubam. Servono sponsor, sottolineano da Aubam: privati che mettano a disposizione cifre non certo ingenti, anche poche migliaia di euro, in modo da ridurre i costi per famiglie e invogliare altri all’accoglienza.
Link esterno: Varese Accoglie, attività sul territorio della provincia per l’accoglienza dei minori dall’Ucraina
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