Stazioni unificate: “Arrivano già offerte da Olanda e Germania”

Il sindaco Fontana racconta le ambizioni della più importante opera pubblica varesina e fa un bilancio della sua amministrazione

Immobiliari olandesi e banche tedesche stanno facendo la corte al sindaco, perchè vogliono partecipare al futuro progetto delle stazioni unificate di Varese. Gli olandesi, addirittura, si propongono come attuatori del grande progetto immobiliare che darà a Varese un intero nuovo quartiere: «Gli olandesi sono stati proprio ieri a visitare l’area – ci confida il primo cittadino – insieme a tecnici dell’urbanistica». I nomi sono top secret, ma è il segno che l’unificazione delle stazioni viene considerata la grande più opera pubblica della città del futuro. Di più: una relazione tecnica al ‘tavolo di controllo’ che riunisce tutti i partecipanti,  ha appena definito fattibile la copertura del sedime ferroviario; un particolare importante, perché consentirà la realizzazione di un tratto interrato di ferrovia, con la risistemazione viabilistica della porta di ingresso in Varese su una doppia direttrice: centro e valceresio.
«Mi piacerebbe che questa opera avesse una grande firma, e che potessero arrivare turisti da fuori per vedere Varese come succede a Bilbao e a Siviglia».
Parlategli di stadio o di mondiali di ciclismo e sarà disposto a spiegare e raccontare, ma è soprattutto sull’idea di una grande stazione che il sindaco Fontana sogna ad occhi aperti: «Pensavo di arrivare a questo punto a fine mandato, invece siamo in anticipo, a settembre proporremo alla città una procedura per andare avanti. Abbiamo però avuto la conferma che il progetto è molto attrattivo».
Siamo partiti dal fondo, dall’ultimo grande progetto che coinvolgerà la giunta Fontana, previsto tra 4 anni, per fare un bilancio con il sindaco di un anno e qualche mese di amministrazione. Subito i dati positivi: «Le stazioni procedono, e l’inizio dei lavori della tangenziale è prevista per settembre, anche qui non mi aspettavo questa velocità, è un miracolo».
Oggi è sindaco, ieri era presideente del consiglio regionale, il suo rapporto con i cittadini come è cambiato?
«Poco, sono sempre stato disponibile al confronto, da presidente del consiglio regionale ho imparato a saper essere duttile e ascoltare le ragioni di tutti. Fare il sindaco è però fisicamente e materialmente difficile, ci si occupa dei piccoli problemi, ma anche delle grandi questioni, come quella delle municipalizzate, e ammetto che spesso, prima di addormentarmi, la sera, penso a che cosa fare: ma questo è anche molto stimolante».
La crisi è stata superata?

«La gente è concreta e certi balletti della politica non sono piaciuti. L’unico danno che ho avuto dalla crisi è che per un mese non mi hanno fatto lavorare».
Dalle opposizioni non ha avuto grandi pensieri, un bene o un male?

«Direi un bene. Le discussioni serene fanno bene a tutti. Il motivo credo stia anche nel mio rispetto del consiglio comunale che ha fatto dire alle opposizioni: faremo polemica dura su casi gravi, altrimenti discuteremo in modo non drammatico».
Le elezioni non hanno premiato chi ha causato la crisi, ora vede la strada tutta in pianura?
«Se guardo solo a Varese, sì: c’è una forte coesione in giunta e tra i partiti. Il problema è che c’è fibrillazione nel paese, si preparano scossoni e non sappiamo in che direzione andranno».
Farebbe il sindaco con un’altra maggioranza?
«E’ tutto da vedere, a condizione che vi sia assoluta condivisione del mio partito e che vi sia condivisione sui programmi».
Pensa a un secondo mandato?

«Se le cose andranno bene, non lo escludo».
Non sente la voglia di fare il parlamentare?
«E’ una cosa che non mi è stata mai offerta, quindi non ho mai valutato la possibilità. Poi dipende, un conto è fare il deputato di fila, un conto è invece avere qualche incarico, se bisogna solo fare rappresentanza allora è meglio fare il sindaco».
E’ ancora convinto del progetto stadio?
«Il rinvio a settembre della discussione in consilgio comunale è dovuto solo a una questione tecnica, perché non è stato trovato l’accordo nella riunione dei capigruppo. A luglio, poi, si rischiava in consiglio di non avere il numero legale. La procedura che abbiamo scelto è quella giusta e non quella che ci era stata proposta prima con l’affidamento diretto».
Come vuole che arrivi Varese ai mondiali di ciclismo?
«Con una ottima organizzazione, ottima comunicazione e le opere realizzate. I mondali non devono essere solo soldi spesi per la festa  ma devono contribuire a risolvere i problemi del territorio».

A proposito di mondiali, il gruppo Polita vi ha chiesto una decisione entro il 16 luglio sull’albergo di Capolago.

«Sono stufo di questo modo di approcciarsi alla pubblica amministrazione, loro mi hanno chiesto un parere se si poteva fare un’opera del genere, io l’ho esaminato, l’ho portato in giunta e abbiamo detto che era fattibile, ma questo non vuole dire che vi sia l’autorizzazione, loro prima deono portarci un territorio libero da vincoli che in quella zona ci sono e sono gestiti da regione e dallo stato, poi eventualmente lo manderemo a Roma».

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Pubblicato il 12 Luglio 2007
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